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Bisogna comprendere il genio di Trump (anche da sinistra)

“Se Trump non avesse ereditato 200 milioni di dollari, sapete dove starebbe in questo momento?”, ha chiesto rivolto alle telecamere Marco Rubio, giovedì scorso, durante l’ultimo dibattito televisivo tra repubblicani. A vendere orologi a Manhattan, ecco dove starebbe. La battuta era buona e forte, e per un attimo Rubio ha pensato di averla azzeccata davvero; la voce per un attimo gli ha tremato. Il colpo l’aveva assestato al termine di una sequela ubriacante: ha accusato Trump di avere diverse bancarotte sul curriculum, processi gravi ancora in corso, di aver assunto lavoratori a nero; di essere, fondamentalmente, un contaballe e un parvenu.

Ma l’imprenditore dalla capigliatura impossibile, appoggiato allo scranno di fianco al suo, non si è innervosito né scomposto e, con l’aria di chi dice “Andiamo, ragazzo, tutto qui?”, si è scrollato il proiettile di dosso. Ha gonfiato la pappagorgia, irrorato il faccione paonazzo e ha proseguito lo show. Il suo. Il pubblico ha riso come di dovere, ed è finita lì.  Continue reading

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Che storia raccontano le primarie in New Hampshire

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Mt. Jefferson Tourist Court, Randolph, N. H.

Quando annunciò di voler scendere in campo, dapprima come indipendente, poi come disturbatore in campo democratico, Bernie Sanders fu trattato dai vertici del partito come lo zio di Brooklyn, un po’ matto ma fondamentalmente innocuo. Speravano e credevano che avrebbe occupato il ruolo di agitatore radical, sdoganato certi temi che gli altri non potevano affrontare e poi, presto sconfitto, consegnato lo scettro a Clinton dopo pochi metri di corsa, aiutandola nella farsa di primarie senza storia. Continue reading

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Cui prodest 2/: on disruptions, Sanders, and #BLM reminding me of Autonomia

Black lives matter, and my blog comments really don’t; neither do everyone else’s, to be honest. But I’ll say this on the quarrel in Seattle: If it takes two young women disrupting one event to derail the Sanders campaign, his campaign wasn’t worth anything in the first place. If a (not so much) lefty presidential candidate is so weak to choke on such a harmless action, maybe it’s better for him to check his retirement plan. People who have been blabbering about Autonomia for years, idolizing it, now are now putting two young girls who dared to interrupt a senator from Vermont under scrutiny, for they didn’t play realpolitik enough.
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Presidenziali 2016 – Cui prodest

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Sullo stile dei nostri Settanta, un gruppo autonomo del movimento Black Lives Matter ha preso di mira il candidato democratico Bernie Sanders nella progressista Seattle. Risultato: meeting interrotto e commentatori democratici che ci ricamano su (Sanders non ascolta la base, Sanders non avrà mai il voto afroamericano). Gli attivisti hanno fatto bene? Hanno fatto male? Sono degli scagnozzi di Hillary, che nel frattempo scatta falsissimi selfie con Kim & Kanye? Insomma, cui prodest? Il senatore del Vermont non sarà una figura rivoluzionaria (le sue posizioni su Palestina e immigrazione sono piuttosto conservatrici), ma ha una provata storia di attivismo e ha più volte definito come intollerabile il trattamento riservato alle minoranze dalla polizia.  La reazione dei coordinatori nazionali di BLM è stata, quantomeno, perplessa. (L’hashtag #BowDownBernie pare ispirato dalla canzone “Bow Down” di Beyoncé: non proprio una rappresentante del pueblo) In ogni caso Bernie ha reagito con l’unica mossa che a questo punto – per non essere tacciato d’essere un cocciuto bisonte bianco – gli restava da fare: ha assunto una portavoce nera. Lo accuseranno di tokenism: di praticare cambiamenti puramente simbolici e  di facciata. È sicuramente così. Ma fa rabbia sapere che nessuno ha ancora trovato il modo di disturbare gli incontri protettissimi di Clinton – responsabile con il marito di misure draconiane che nei Novanta riempirono il carcere di persone di colore.

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Hillary stai zitta

La Clinton non ne sta azzeccando una. La favorita assoluta del Partito democratico alle prossime elezioni presidenziali sta riuscendo nell’incredibile impresa di complicarsi una partita che stava vincendo con almeno tre gol di scarto. L’ultima gaffe è questa sul presunto video che dimostrerebbe come Parent Parenthood, una vasta organizzazione che in America si occupa di diritti abortivi e supporto alla maternità (per l’appunto, “Genitorialità pianificata”) faccia compravendita di organi estratti da feti abortiti. Una balla colossale messa su da gruppi schizoidi cristiani, come spiega Salon. Hillary dice però di aver visto il video e lo ha definito “disturbing”, inquietante.  Continue reading

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