L’ossessione per i fatti ci ha fregato

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Ho pensato di tradurre questo intervento, a mio avviso straordinario, di Nathan Jurgenson (sociologo, scrittore e studioso di social media) elaborato all’indomani della vittoria di Donald Trump alle ultime Presidenziali. Una campana che dovrebbe suonare per molti, anche per me.

Sarà stato tra le sei e le nove ieri sera, mentre aspettavo primi risultati elettorali, e sulla CNN c’era Wolf Blitzer che si sbalordiva di continuo, ad ogni nuovo conteggio di voti in Florida; esclamava: “Trump è in testa!”, “ora davanti c’è Hillary”, quando in realtà i numeri erano solo arbitrari, cambiando a seconda del collegio che veniva riportato. Quello che stava facendo la CNN era creare una maratona basata sul niente, che andava prima avanti e poi indietro, incorniciata da scritte in sovrimpressione che dicevano ATTENZIONE, con una musica di sottofondo ad alta tensione. Questo capitava in un importante canale televisivo in una giornata di grandi ascolti, e la reazione più comune sarà stata: “vabbe’, che stupidaggine: lo fanno ogni anno”.

In quello stesso momento, sul sito di data journalism Fivethirtyeight i primi risultati e gli exit poll venivano raccontati con frasi come “notizie eccellenti per Clinton”, “brutto segno per Trump”, “lunga notte per Trump”, e così via. All’inizio delle primarie, il sito aveva dato a Trump appena il 2% (due percento) di possibilità di diventare il candidato dei repubblicani, e tuttavia ha continuato ad essere il punto di riferimento durante la campagna generale, fornendo informazioni dettagliate fino ai decimali su di un inesistente vantaggio di Hillary. Questo trend è continuato anche dopo che sono arrivati i primi risultati, ieri notte, e qualche ora dopo è stato il momento di accettare con orrore la vittoria di Trump. E molte persone sono rimaste sorprese, per usare un eufemismo. Continue reading “L’ossessione per i fatti ci ha fregato”

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Che cosa succede al porto di Napoli

I numeri parlano di un grande scalo passeggeri, il secondo in Italia per traffico dopo Messina, il terzo per numero di passeggeri da crociera, uno dei più affollati al mondo per numero di traghetti e piccole navi da diporto. Questa è l’economia di Napoli vista dal mare, dal suo porto, che è anche un hub regionale di approvvigionamento, che movimenta tutti i tipi di merce. Però c’è anche una realtà statica, fatta di uno spazio vastissimo sottratto ai cittadini – in uno dei panorami più belli al mondo, perdonateci la retorica – per essere lasciato vuoto o abbandonato, con muraglie che sottraggono il mare allo sguardo. Per proteggere cosa, poi: spianate immense semi-deserte, progetti di rinnovo mai avviati, a causa di diatribe politiche e burocratiche vecchie di decenni.

Che spreco. Ne parlo con Paolo Bosso,  che oltre ad essere un amico è anche filosofo, giornalista, collaboratore della rivista Monitor, uno dei più informati sul settore a Napoli. Continue reading “Che cosa succede al porto di Napoli”

Al momento decisivo, Trump si rivela (ancora) il miglior regalo per Clinton

Trump-Clinton. Peccato sia finita così. Fino a qualche qualche anno fa i due si sostenevano: Trump finanziava, orgoglioso, il partito democratico. Le rispettive famiglie si stimavano, e Ivanka è sempre stata grande amica di Chelsea. Ad un certo punto – lo scrive il Washington Post – Bill incontrò Donald, e quasi certamente gli suggerì di scendere in campo. Nessuno considerava Trump un avversario credibile, tanto meno per Hillary, ma avrebbe creato più d’un casino tra i repubblicani che consideravano i due una coppia di cialtroni libertini e sporcaccioni. Continue reading “Al momento decisivo, Trump si rivela (ancora) il miglior regalo per Clinton”

Trump non può vincere, ma Clinton può perdere

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Donald Trump e Hillary Clinton. Due universi paralleli, a leggere la grande stampa europea. Due visioni inconciliabili del mondo e della vita, a sentire diversi scrittori e giornalisti italiani a New York, che arrivano a paragonare le due figure come Pinochet da un lato e Che Guevara dall’altro.

Personalmente, quando a metà marzo in Ohio le primarie erano già belle che decise (sia sul versante repubblicano che su quello democratico) pubblicai una foto con i due contendenti in posa durante una festa (la foto risale a una decina d’anni fa), con sorriso smagliante e rispettivi consorti, e aggiunsi questa didascalia: a Novembre la scelta sarà tra due ricchi anziani bianchi, che litigano veementemente su come disciplinare la cameriera. Forse peccavo di troppo sarcasmo. La situazione è più terrificante che grottesca, e merita un’analisi migliore. Continue reading “Trump non può vincere, ma Clinton può perdere”

Perché in molti, me compreso, si sono sbagliati su Trump?

Su Trump si sono sbagliati tutti o quasi tutti, me compreso. Ma è interessante ricordare tutti quei giornalisti italiani, soprattutto freelance, incontrati in questi anni a New York, molto convinti che l’Italia berlusconiana rappresentasse uno scherzo e un’eccezione, molto indignados per l’esistenza di uno come Grillo, convinti che gli Stati Uniti avessero sufficienti anticorpi da rigettare qualunque ducetto o mercante in fiera, e che Hillary (udite udite) fosse la prova di quanto avanzata e openminded fosse la civiltà del jazz.
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Che storia raccontano le primarie in Wisconsin

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Doyle’s Motel – Wisconsin Dells, Wisconsin, 1957.

Bernie Sanders ha vinto con il 56% le primarie del Wisconsin – la sesta vittoria consecutiva, la settima sulle ultime otto.

In totale fanno 16 Stati per Sanders e 14 per Clinton.

È il suo momento. Ma in un sistema dove si vince con la conta dei delegati e non con il voto popolare, e dove questi delegati vengono ripartiti in modo fin troppo proporzionale, la rimonta di Sanders resta quasi impossibile. A meno che… Continue reading “Che storia raccontano le primarie in Wisconsin”

Per chi suona la campana: la destra americana e l’ideale perduto

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Il senatore repubblicano John McCain, ex veterano di guerra ed ex candidato alla Casa Bianca nel 2008, ha composto un toccante epitaffio per un amico comunista, morto all’età di 100 anni. Molti hanno quindi ricordato, a margine, l’esistenza di una destra dignitosa, onesta e di principio, che sopravvive nonostante Donald Trump e i suoi insulti.

Conoscendo il curriculum non proprio progressista di McCain (è lo stesso iper-patriota che chiamava “musi gialli”, gooks, i vietnamiti, e “scimmia” Ahmadinejad) non mi avventurerei su questo terreno, e penso sia più interessante parlare d’altro. Per esempio della vena romanticista che ancora scorre nella destra, e che le fa invidiare alla sinistra “d’una volta” la sua fede e il suo sacrificio.

Che storia raccontano le primarie in Ohio

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Travelodge – Toledo, Ohio

Con Bernie Sarri la squadra ha disputato il campionato più bello della sua storia, stabilendo diversi record e sfiorando o toccando il miracolo in più occasioni. Ma ieri, nella partita decisiva in Ohio, il miracolo non c’è stato, il divario con la prima della classe si è allargato troppo, e a questo punto per Allegri Clinton la vittoria dello scudetto è poco più di una formalità: potrà permettersi – pensate – anche solo di pareggiare o di perdere con il minimo scarto, d’ora in avanti. Continue reading “Che storia raccontano le primarie in Ohio”

Clinton: I’m the person who can stop Trump! America: Thanks, but we got this.

Screen Shot 2016-03-16 at 12.53.07 AM.png“Only one thing could have stopped our movement – if our adversaries had understood its principle and from the first day smashed with the utmost brutality the nucleus of our new movement.”

-Adolph Hitler

As you probably already know, on Friday night hundreds of protesters, who were mostly Sanders supporters and Black Lives Matter activists, invaded Donald Trump’s rally in Chicago while thousands more marched outside, leading the GOP candidate to abruptly cancel the event due to safety concerns.

For the first time in decades during a Primary event, there were clashes with police involving not just students or hard-left militants (remember 1968?), but the supporters of two mainstream presidential candidate. Tell me about Bipartisan Consensus. Continue reading “Clinton: I’m the person who can stop Trump! America: Thanks, but we got this.”

Che storia raccontano le primarie in Michigan

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Evergreen Motel – Inkster, Michigan, 1966.

Il giro delle primarie nella Rust Belt conferma la forza di Trump, che tutta via senza stravincere, e dicono che Sanders non è morto e che il partito democratico è in una profonda crisi d’identità. Il senatore socialista del Vermont ha battuto Clinton in modo straordinario, smentendo sondaggi che solo poche ore prima lo davano in svantaggio di oltre venti punti percentuali. L’unico precedente simile, per capirci, risale al 1984. Ci voleva solo un miracolo, e il miracolo è arrivato. Continue reading “Che storia raccontano le primarie in Michigan”