America

Libertà accademica in America, 1955

Nella foto qui sopra (ripescata da Tim Barker) un giovanissimo Eugene Genovese , storico marxista e pacifista (sarà messo alla berlina per i suoi commenti sul Vietnam nel ’65, poi si convertirà al cattolicesimo negli anni Ottanta) scrive ad un ottantenne William Du Bois, mitico storico afroamericano emarginato dai maccartisti. Si lamenta dell’incompetenza dei suoi insegnanti, di sentirsi costretto a citare Max Weber al posto di Marx, e gli chiede umilmente di fargli da supervisore.  Continue reading

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Il ritorno degli hillariti

È passato un mese dallo shock dell’8 novembre ed è giunto il momento di fare il punto sullo stato degli hillariti. In questi giorni zitti stanno cacciando la testa fuori dal sacco: “Avete visto? Dicevate Trump-o-Clinton-la-stessa-cosa, ora tenetevi il presidente di Goldman Sachs, gné gné, eccetera eccetera”.
In realtà, nessuna persona sana di mente, nessun argomento sensato diceva questo. Neppure io. Ma è chiaro che il fanatismo cerca sempre nelle carenze degli altri e nei fattori esterni le ragioni dei propri fallimenti. La paranoia anti-russa di questi giorni, unita al ripetere ossessivo dei voti popolari presi in più da Clinton rispetto a Trump (oltre due milioni e mezzo) sono sintomi evidenti di uno stress post-traumatica.

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Resistenza a Elie Wiesel

iltascabileElie Wiesel, nato in Romania nel 1928 ed emigrato a New York all’età di ventisette anni, è stato il sopravvissuto più celebre del mondo. L’esperienza da adolescente nei campi di Auschwitz e Buchenwald, la perdita del padre e della fede in Dio, raccontate nel suo libro più famoso, La notte (1960), furono il motore rabbioso e tragico per decine di libri, centinaia di articoli, reportage e interventi pubblici.

Quando gli fu conferito il premio Nobel per la Pace, nel 1986, era già uno scrittore studiato nelle scuole d’America, dalla fama universale. Il 3 luglio scorso, quando si è spento nella sua casa di Manhattan, Wiesel ha ricevuto gli onori di un vero capo di Stato. E tuttavia, fin dai primi giorni successivi alla morte, intorno alla sua lezione non sono mancate voci dissonanti tra gli intellettuali americani. Specialmente di origine ebraica.

(Continua su Il Tascabile)

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Martellare l’entusiasmo aziendalista: bilancio di una campagna

Alright, ci siamo. Ancora poche ore, e le elezioni più orripilanti della storia americana recente saranno archiviate. Orripilanti, ma anche sincere, nel senso di un’autopsia della nazione; esplicative come non mai di certi tic culturali, di certe dinamiche sociali; forse anche le più appassionanti, vi dico la verità – sicuramente più di quelle del 2012, che pure seguii da vicino.

Dato che per otto, nove mesi non mi sono occupato praticamente d’altro, sul blog e a Radio Blackout (a proposito, appuntamento domani alle 9.00), qualche pensiero prima di congedare ‘sta pagina di Storia. Cosa farei se fossi americano? Non lo so.

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Al momento decisivo, Trump si rivela (ancora) il miglior regalo per Clinton

Trump-Clinton. Peccato sia finita così. Fino a qualche qualche anno fa i due si sostenevano: Trump finanziava, orgoglioso, il partito democratico. Le rispettive famiglie si stimavano, e Ivanka è sempre stata grande amica di Chelsea. Ad un certo punto – lo scrive il Washington Post – Bill incontrò Donald, e quasi certamente gli suggerì di scendere in campo. Nessuno considerava Trump un avversario credibile, tanto meno per Hillary, ma avrebbe creato più d’un casino tra i repubblicani che consideravano i due una coppia di cialtroni libertini e sporcaccioni. Continue reading

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Trump non può vincere, ma Clinton può perdere

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Donald Trump e Hillary Clinton. Due universi paralleli, a leggere la grande stampa europea. Due visioni inconciliabili del mondo e della vita, a sentire diversi scrittori e giornalisti italiani a New York, che arrivano a paragonare le due figure come Pinochet da un lato e Che Guevara dall’altro.

Personalmente, quando a metà marzo in Ohio le primarie erano già belle che decise (sia sul versante repubblicano che su quello democratico) pubblicai una foto con i due contendenti in posa durante una festa (la foto risale a una decina d’anni fa), con sorriso smagliante e rispettivi consorti, e aggiunsi questa didascalia: a Novembre la scelta sarà tra due ricchi anziani bianchi, che litigano veementemente su come disciplinare la cameriera. Forse peccavo di troppo sarcasmo. La situazione è più terrificante che grottesca, e merita un’analisi migliore. Continue reading

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Che storia raccontano le primarie in Wisconsin

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Doyle’s Motel – Wisconsin Dells, Wisconsin, 1957.

Bernie Sanders ha vinto con il 56% le primarie del Wisconsin – la sesta vittoria consecutiva, la settima sulle ultime otto.

In totale fanno 16 Stati per Sanders e 14 per Clinton.

È il suo momento. Ma in un sistema dove si vince con la conta dei delegati e non con il voto popolare, e dove questi delegati vengono ripartiti in modo fin troppo proporzionale, la rimonta di Sanders resta quasi impossibile. A meno che… Continue reading

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Che storia raccontano le primarie in Ohio

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Travelodge – Toledo, Ohio

Con Bernie Sarri la squadra ha disputato il campionato più bello della sua storia, stabilendo diversi record e sfiorando o toccando il miracolo in più occasioni. Ma ieri, nella partita decisiva in Ohio, il miracolo non c’è stato, il divario con la prima della classe si è allargato troppo, e a questo punto per Allegri Clinton la vittoria dello scudetto è poco più di una formalità: potrà permettersi – pensate – anche solo di pareggiare o di perdere con il minimo scarto, d’ora in avanti. Continue reading

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Clinton: I’m the person who can stop Trump! America: Thanks, but we got this.

Screen Shot 2016-03-16 at 12.53.07 AM.png“Only one thing could have stopped our movement – if our adversaries had understood its principle and from the first day smashed with the utmost brutality the nucleus of our new movement.”

-Adolph Hitler

As you probably already know, on Friday night hundreds of protesters, who were mostly Sanders supporters and Black Lives Matter activists, invaded Donald Trump’s rally in Chicago while thousands more marched outside, leading the GOP candidate to abruptly cancel the event due to safety concerns.

For the first time in decades during a Primary event, there were clashes with police involving not just students or hard-left militants (remember 1968?), but the supporters of two mainstream presidential candidate. Tell me about Bipartisan Consensus. Continue reading

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Che storia raccontano le primarie in Michigan

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Evergreen Motel – Inkster, Michigan, 1966.

Il giro delle primarie nella Rust Belt conferma la forza di Trump, che tutta via senza stravincere, e dicono che Sanders non è morto e che il partito democratico è in una profonda crisi d’identità. Il senatore socialista del Vermont ha battuto Clinton in modo straordinario, smentendo sondaggi che solo poche ore prima lo davano in svantaggio di oltre venti punti percentuali. L’unico precedente simile, per capirci, risale al 1984. Ci voleva solo un miracolo, e il miracolo è arrivato. Continue reading

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