America

Omaggio alla Venezia Giulia

Arrivato il momento di dover lasciare la mancia, il cliente medio di un ristorante newyorchese è attraversato da un meccanismo psicologico perverso.

Guarda il cameriere che lo ha servito per tutta la serata: ecco una malintesa solidarietà tra poveracci («Suvvia, una volta ero nei suoi panni»). Anzi, no: ecco una valutazione inflessibile del lavoratore («In fondo, quello che conta è evitare la figura del pezzente»). Come uscirne in maniera impeccabile?

La regola non scritta ci dice che il 15% è la soglia minima per la decenza, ma può capitare anche lo startupparo di 25 anni che molla il 30% del conto, in rotoli di 50 dollari elargiti come se fossero coriandoli. In questo modo, con quella soddisfazione per il proprio status symbol tipica dei newyorchesi che possono permettersela, dimostrava a se stesso di “avercela fatta”. In più, dimostrava di amare fino in fondo la gente che si fa in mazzo nella propria città, e si prostra fino all’esaurimento per meritarne l’accoglienza.

Come certamente ricorderete, Mr. Pink contestava questa pratica dicendo che una regola non scritta o va compresa o va condivisa, ma mai assecondata passivamente. Lui non lo diceva chiaramente, ma si capiva che il suo ideale di cameriere americano era quello che descritto da Sartre in L’Essere e il nulla: «Ha il gesto vivace e pronunciato, un po’ troppo preciso, un po’ troppo rapido, viene verso gli avventori con un passo un po’ troppo vivace, si china con troppa premura» – che poi per il filosofo era un esempio di malafede e alienazione. Di “esistenza inautentica”, per essere precisi.

Mr. Pink era un bastardo. Ma è innegabile che nell’usanza delle mance in America si inneschi la perversione di un processo totalmente “disintermediato”, dove la contrattazione delle regalie è lasciata nelle mani del consumatore-cittadino; spaesato o guascone non importa: ad ogni modo egli si fa principe ed esaminatore, giudice di un concorso bovino e mecenate da strapazzo.

Senza tirare in mezzo la famosa citazione di Orwell sulla rivoluzione repubblicana che conduce all’abolizione delle mance in Catalogna (oltre che dei “señor” e degli “usted”), forse sarebbe il caso di chiederci se il vero progresso non sia, forse, liberarci dall’obbligo di dimostrare a noi stessi di “avercela fatta”; poter amare anche chi non lavora, e chi non può, e non deve dimostrare proprio per un accidenti di meritare l’accoglienza delle nostre orribili città.

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