America

Libertà accademica in America, 1955

Nella foto qui sopra (ripescata da Tim Barker) un giovanissimo Eugene Genovese , storico marxista e pacifista (sarà messo alla berlina per i suoi commenti sul Vietnam nel ’65, poi si convertirà al cattolicesimo negli anni Ottanta) scrive ad un ottantenne William Du Bois, mitico storico afroamericano emarginato dai maccartisti. Si lamenta dell’incompetenza dei suoi insegnanti, di sentirsi costretto a citare Max Weber al posto di Marx, e gli chiede umilmente di fargli da supervisore. 

Un documento interessante per due ragioni: la prima, perché ci fa capire la pervasività del sociologo di Erfurt nell’accademia americana, frutto spesso più dell’autocensura che della libertà di ricerca; la seconda è perché, a quei tempi, l’intero dipartimento di Storia alla Columbia era celebre per nascondere l’approccio marxiano dietro le vesti di altri pensatori (accettati dal mainstream).

Ad esempio l’American Political Tradition di Hofstadter (oppure The Liberal Tradition di Hartz) altro non era – in pratica – che un’analisi marxiana dell’ideologia. Ancora: gli studi “istituzionali” di Elkins sullo schiavismo, oppure quelli di McKitrick su Johnson erano ispirati alle teorie di Charles Beard sugli interessi economici del North vs. South; quindi, anche qui, un modo per fare storiografia marxiana senza Marx.

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