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Se M5S funziona (e ci fa comodo) come “istituzione totale”

«Nella nostra società occidentale ci sono tipi diversi di istituzioni, alcune delle quali agiscono con un potere inglobante – seppur discontinuo – più penetrante di altre. Questo carattere inglobante o totale è simbolizzato nell’impedimento allo scambio sociale e all’uscita verso il mondo esterno, spesso concretamente fondato nelle stesse strutture fisiche dell’istituzione: porte chiuse, alte mura, filo spinato, rocce, corsi d’acqua, foreste e brughiere. Questo tipo di istituzioni io lo chiamo “istituzioni totali” ed è appunto il loro carattere generale che intendo qui analizzare.»
(Erving Goffman, Asylums)

Chiamatelo, se volete, pensiero pusillanime della domenica mattina. Dunque, sociologia spicciola alla mano, il M5S è a tutti gli effetti il primo partito fattosi “istituzione totale”. Ciò di cui parlava Goffmann: un contenitore di gente ritenuta dal resto della società incapace, inetta, o addirittura pericolosa per sé e per gli altri (vedi teorie anti-vaccino, liste di proscrizione, putinismo dozzinale, etc.). Qualcosa di simile ad una crociera disneyana, più che ad un ospedale psichiatrico pre-Basaglia: perché qui i “pazienti” si confinano da soli, per disperazione, ingenuità o ignoranza, in un ambiente disegnato per manipolarli, senza l’uso della forza. Sociologia spicciola, ho premesso, quindi farò finta di non vedere i volenterosi e i benintenzionati che nel M5S cercano una cura per il loro “disagio della civiltà”, e dissentono dalle modalità di governo del Movimento. Tuttavia mi sembra assodato che, qualunque sia la policy di finanziamento del “partito degli onesti” – siano i soldi dei contribuenti o quelli della Casaleggio Associati – il M5S sta “tenendo buona” una parte della popolazione che altrimenti andrebbe a far danni altrove.

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“Tourism: New directions and alternative tourism”, Stephen Williams (a cura di), Taylor & Francis, 2004.

Allora, pensavo in questi giorni di scandali (Raggi) e di rivelazioni sul meccanismo di controllo del M5S, ci conviene davvero augurarci lo sfascio di questo partito-istituzione? Chi si occuperebbe allora, nel contesto storico in cui ci troviamo, di gestire questa crociata millenaristica di turisti oversize? Chi sarebbe capace di rimpiazzare questo “contenitore”, così efficace proprio perché così vago nel fare appello al “popolo onesto”, vittima di qualunque “ingiustizia” vera o presunta (più vago, certo, ma anche più efficace del “popolo” di sinistra dei cosiddetti “precari cognitivi”)? Chi: il movimento dei “knowledge workers” con sette lauree, europeisti e internazionalisti? Il “nazionalpopulismo” d’accatto del bocconiano Fassina?

Siamo seri. Visti i chiari di luna in Europa negli Stati Uniti, la crescita esponenziale delle destre propriamente fasciste, non ci converrebbe piuttosto che questa crociera continui placidamente nel suo viaggio, lontano dalla costa e possibilmente limitandone i danni, sperando che esaurisca lentamente i suoi viveri fino a che “il porto” si sarà meglio attrezzato a fronteggiarli? Mi rendo conto che il mio è un discorso brutalmente anti-utopico, anti-pedagogico, e che non delinea neppure una strategia precisa. Ma forse per la prima volta, di fronte a questo “popolo” qui, è il caso di tenere abbassato il cartello “refugees welcome”. In attesa di maggiore lucidità.
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