Cartographies

Cuba, al di là della verità

Aldilà delle verità che tutti sono bravi a dire quando non costano nulla, quando servono solo ad affermare la propria rettitudine e il proprio acume – “ah, a me non la si fa” – e ci tranquillizzano, perché ci fanno perdere di vista verità più grandi, ciò che mi colpì tre anni fa de L’Avana fu la società civile: vitale, ruspante, viva, nonostante le sanzioni.

Poi però bisogna dirle, queste verità: Cuba non è una comune. A dirla tutta, non lo era nemmeno la Ddr. O il Cile di Allende. Sì, il Malecòn mi sembrò il lungomare Caracciolo dei primi Cinquanta, quello che si vedeva nei film di De Sica: pieno di scugnizzi un po’ emaciati che si spartiscono bottiglie di rum alle cinque del pomeriggio e fanno piccoli cortei dietro i tassì dei turisti. A dire verità così, son bravi tutti.

La coccarda da due lire – “a me non la si fa” – ce la siamo appuntata. Ma cos’altro c’è da dire? Che in quella società mi sembrò di rivedere – come in un curioso parallelo – l’Albania di Hoxha, mai doma nonostante la dittatura; oppure il nostro Sud, durante e nell’immediato post-fascismo, che pure produsse robe strepitose. E che il confronto naturale mi veniva di farlo con certi posti dove avevo vissuto oppure dov’ero passato: i democraticissimi deserti post-nucleari di Detroit, di St. Louis, o di Mott Haven nel Bronx.

E sì, un’altra verità è che gridare alla “deriva autoritaria”, da un lato, e poi “Viva Fidel!”, dall’altro fa un po’ ridere, ed è una contraddizione. Sì, a voi proprio non la si fa. Ma ci vuole pure parecchia miopia – quando non volontaria cecità – a non vedere che Cuba già da un bel po’ non era un modello per nessuno; che nell’esaltare in maniera un po’ retorica e meccanica un autoritarismo solidale che nessuno ha vissuto o vivrà mai, si esorcizza in realtà l’autoritarismo efficiente, pulitino e precisino della tecnica; e che – va da sé – nessuno vuol sentirsi davvero dire come vestirsi e cosa mangiare ma che forse, sotto sotto, dei piani quinquennali si invidia quel senso di stabilità della canzone dei Cccp: appunto, anche solo sognata. E che dei discorsi di Castro non s’invidiava la proverbiale, estenuante prolissità, quanto la calma placida e gli sbadigli tropicali di chi li ascoltava.

Advertisements
Standard

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s