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Al momento decisivo, Trump si rivela (ancora) il miglior regalo per Clinton

Trump-Clinton. Peccato sia finita così. Fino a qualche qualche anno fa i due si sostenevano: Trump finanziava, orgoglioso, il partito democratico. Le rispettive famiglie si stimavano, e Ivanka è sempre stata grande amica di Chelsea. Ad un certo punto – lo scrive il Washington Post – Bill incontrò Donald, e quasi certamente gli suggerì di scendere in campo. Nessuno considerava Trump un avversario credibile, tanto meno per Hillary, ma avrebbe creato più d’un casino tra i repubblicani che consideravano i due una coppia di cialtroni libertini e sporcaccioni. Continue reading

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Rivendicare il lusso della complessità

Per motivi di compassione, e soprattutto di incompetenza in materia, sono piuttosto restio a scrivere di Grillo & Associati. Ma m’interessa il grillismo come fenomeno antropologico e culturale. E devo dire che la cosa che più mi infastidisce di questi spaesati è che sono, quasi sempre, gli stessi che quindici, venti anni fa – ma provate a fare mente locale anche voi – vi pigliavano per il culo al liceo se v’interessavate di politica, vi liquidavano con un “ma tanto sono tutti mariuoli” o “ma che cazzo me ne frega a me”.
 
E però, quasi sempre, i grillini prima d’essere grillini erano individui iperattivi nel loro slancio di vita conforme, non si perdevano mai una tappa dell’italiana medietà, e la loro era una vita tutto sommato serena. Già allora incrollabili nelle loro convinzioni e creduloneria, non li abbatteva nessuno, e in fondo stavano meglio di noi*.
 
Come ha ricordato Fulvio Abbate, l’odio verso gli “intellettuali” è stato sempre tipico della piccola borghesia fascista mondiale, e per questo non mi stancherò mai di ripetere ai compagni che si può essere popolari senza scimmiottare il linguaggio dei bimbominkia, senza ritwettare bufale, senza storpiare i nomi, senza sfottere sull’aspetto fisico. E non lo dico da una prospettiva moderata, progressista, di ipocrita cortesia borghese, ma strategica: c’è chi sa fare il grillino meglio di noi*, e al momento del bisogno – o della serietà – il fascismo in seno al popolo (perché c’è anche quello, c’è sempre stato) sa come accoltellarti alle spalle: rifiutando il dialogo, invocando il linciaggio, tappandosi le orecchie, e rifugiandosi nell’animalità da sopravvivenza.
 
E dunque rivalutiamo il secchione che era in noi. Andiamo fieri del fatto che qualcuno ci ha fatto studiare. Rivendichiamo il lusso della complessità.
 
* I pessimisti della ragione e gli ottimisti della volontà.
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