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Perché in molti, me compreso, si sono sbagliati su Trump?

Su Trump si sono sbagliati tutti o quasi tutti, me compreso. Ma è interessante ricordare tutti quei giornalisti italiani, soprattutto freelance, incontrati in questi anni a New York, molto convinti che l’Italia berlusconiana rappresentasse uno scherzo e un’eccezione, molto indignados per l’esistenza di uno come Grillo, convinti che gli Stati Uniti avessero sufficienti anticorpi da rigettare qualunque ducetto o mercante in fiera, e che Hillary (udite udite) fosse la prova di quanto avanzata e openminded fosse la civiltà del jazz.

E invece, apriti cielo, oggi scopriamo che anni di lacrime e sangue e New Economy non hanno impedito che un ramarro della Storia come Trump – uno già vecchio al tempo in cui le mie zie leggevano di Ivanka su “Epoca”! – si impadronisse delle primarie e raccogliesse folle oceaniche da far invidia a Bruce Springsteen. E che la candidata Clinton, spinta ad un incoronazione quasi certa dalla totalità del suo partito, dai maggiori mass media e da metà delle star di Hollywood, beatificata dai corrispondenti e freelance di cui sopra come simbolo di non si sa bene quale femminismo e quale epoca d’oro (i loro anni Novanta, certamente) risultasse così indigesta al pubblico da farsi battere una decina di volte da un 74enne ebreo socialista del Vermont.

Forse c’è qualcosa di storto in questo homos novus creato dal liberismo.

Fatto sta che adesso il NY Times pubblica un’ inchiesta sul sessimo di Trump che è la copia copiella delle “inchieste” di Repubblica di un tempo, inutile prima ancora che scialba, e gli expat indignados sono costretti a esibirlo con la stessa foga e la stessa superficialità gossippara con cui esibivano quelle del quotidiano di largo Fochetti. Sempre, ovviamente, evitando le giuste domande, le giuste analisi, riducendo il tutto sempre ad una questione di emergenza democratica contingente.

Su Trump si sono sbagliati quasi tutti, il sottoscritto incluso. Ma perché questa miopia? La verità è che l’emigrazione dei “cervelli” comporta spesso sacrifici e umiliazioni, che vengono a volte controbilanciati da un surplus di cocciutaggine, a discapito dell’analisi della realtà: il posto che si è scelto è incomparabilmente migliore, e quello che si è lasciato è un bugigattolo di primitivi.

Credendo che Berlusconi e Grillo fossero eccezioni dovute unicamente a caratteristiche antropologiche, religiosi e culturali italiane, nella migliore dei casi (quando non di un’innata arretratezza esistenziale della popolazione tout court, come si è sentito dire in molte tavolate), i miei amici expat hanno ignorato le frustrazioni, la crisi di rappresentanza e il degrado economico di intere classi sociali che hanno reso possibile la nascita di Berlusconi, da un lato, e l’affermazione di un clown come Trump oltreoceano. Non è mai troppo tardi per tornare a studiare.

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