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Piccola riflessione su referendum fallito

Diciamoci la verità: dovendo scegliere un’autentica e urgente battaglia popolare, ‘sto referendum delle trivelle non era proprio la scelta più indicata. Complesso come si presentava, e con un Fronte dell’Apatia sempre più in crescita non solo in Italia ma tutta Europa, sono andato a votare armato del solo (e solito) ottimismo della volontà, sapendo che a urne chiuse mi sarei ritrovato ancora una volta sul fronte degli sconfitti. Ma attenzione.
 
Quale può essere il fascino della democrazia diretta in un Paese dove le decisioni vengono prese da centri di potere sempre più opachi, ribaltate da amministrazioni pavidissime (vedi l’acqua pubblica) e poi stravolte dai giudici? Senza contare che l’Italia non è la Danimarca, ma un Paese avvelenato da decenni di liquami, a partire proprio dalla Puglia dello sceriffo Emiliano, e dove sindacati e Pci hanno a lungo represso la cultura ambientalista in nome del totem occupazione.
 
Insomma non era questa l’occasione per fare uno sgambetto a Renzi e ai radical CISC*. E, a dirla tutta, non lo sarà nemmeno la riforma del Senato. L’opposizione non ha perso perché era “contro” o perché “gufava”, ma perché nella scelta di cosa essere contro e di cosa gufare bisogna essere parsimoniosi, creare consenso ed essere consapevoli che si parte da una partecipazione disastrata. E in questo caso credo che nessuna di queste premesse fosse stata rispettata.
 
Diversa sarà la storia, invece, se si creerà consenso sulle battaglie dove il Partito della Nazione, per la sua stessa natura, non ha né spazio di manovra né “visione”. Per esempio: riduzione dell’orario di lavoro, ribaltamento dei rapporti internazionali, ripensamento dell’Europa, salario minimo, estensione del welfare, contrasto alla cultura aziendalista, etc.
 
Questo è un governo che assorbe energie dal populismo e dallo scoramento che lo circonda, ma sta riproponendo una banale Terza Via fuori tempo massimo, un nuovo blairismo in salsa mediterranea con Blair già sepolto da 10 anni e mentre una nuova generazione radicale si sta facendo spazio in Inghilterra e in America.
 
Non sarà difficile sceglierci battaglie migliori, giocate non in contropiede ma costruendo il gioco che vogliamo noi e nel modo in cui vogliamo noi. E poi, come sempre, occorrerà studiare, studiare, e ancora studiare.
 
*Complesso Industriale del Sarcasmo-Cinismo
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