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Per chi suona la campana: la destra americana e l’ideale perduto

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Il senatore repubblicano John McCain, ex veterano di guerra ed ex candidato alla Casa Bianca nel 2008, ha composto un toccante epitaffio per un amico comunista, morto all’età di 100 anni. Molti hanno quindi ricordato, a margine, l’esistenza di una destra dignitosa, onesta e di principio, che sopravvive nonostante Donald Trump e i suoi insulti.

Conoscendo il curriculum non proprio progressista di McCain (è lo stesso iper-patriota che chiamava “musi gialli”, gooks, i vietnamiti, e “scimmia” Ahmadinejad) non mi avventurerei su questo terreno, e penso sia più interessante parlare d’altro. Per esempio della vena romanticista che ancora scorre nella destra, e che le fa invidiare alla sinistra “d’una volta” la sua fede e il suo sacrificio.

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A writer is not a jukebox

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Susan Sontag once talked about a black poet of her country, and alas she didn’t quote his name, who was reproached by some fellow African-Americans for not writing about the indignities of racism. And he put it this way: “A writer is not a jukebox”.

What he meant is that the writer’s first job is not to shit opinions just as a coin-operated machine shits mechanical sounds, but to speak the truth. And I believe he spoke the truth by saying that, and that the discourse must be be broadened to other categories as well.

I love critique, I love to observe and to annotate, and I accumulated enought contempt for the Sarcasm-Cynicism Industrial complex to have turned myself into a bore to they eyes of the ironic, from the laidback buffon I once was. But I am also wary of those who dictate an Intervention – an anxiolytic, schizoid, compulsive one – on the drowned refugee as well as on the Kurd guerrilla group in between cat pictures and a ravioli dish on Instagram. For there will be moments like Brussels (or Paris, New York, etc.) where the Intervention is grabbed, minced and crocheted into the repressive purse of the State, within which any possible humanism will die. Confined to insignificance, pure automatism; a background noise.

Better to study, study again, to connect between the few and then the many, and study once again. In times like this, the call for ideas isn’t much different from the call to arms.

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America

Che storia raccontano le primarie in Ohio

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Travelodge – Toledo, Ohio

Con Bernie Sarri la squadra ha disputato il campionato più bello della sua storia, stabilendo diversi record e sfiorando o toccando il miracolo in più occasioni. Ma ieri, nella partita decisiva in Ohio, il miracolo non c’è stato, il divario con la prima della classe si è allargato troppo, e a questo punto per Allegri Clinton la vittoria dello scudetto è poco più di una formalità: potrà permettersi – pensate – anche solo di pareggiare o di perdere con il minimo scarto, d’ora in avanti. Continue reading

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America

Clinton: I’m the person who can stop Trump! America: Thanks, but we got this.

Screen Shot 2016-03-16 at 12.53.07 AM.png“Only one thing could have stopped our movement – if our adversaries had understood its principle and from the first day smashed with the utmost brutality the nucleus of our new movement.”

-Adolph Hitler

As you probably already know, on Friday night hundreds of protesters, who were mostly Sanders supporters and Black Lives Matter activists, invaded Donald Trump’s rally in Chicago while thousands more marched outside, leading the GOP candidate to abruptly cancel the event due to safety concerns.

For the first time in decades during a Primary event, there were clashes with police involving not just students or hard-left militants (remember 1968?), but the supporters of two mainstream presidential candidate. Tell me about Bipartisan Consensus. Continue reading

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America

Che storia raccontano le primarie in Michigan

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Evergreen Motel – Inkster, Michigan, 1966.

Il giro delle primarie nella Rust Belt conferma la forza di Trump, che tutta via senza stravincere, e dicono che Sanders non è morto e che il partito democratico è in una profonda crisi d’identità. Il senatore socialista del Vermont ha battuto Clinton in modo straordinario, smentendo sondaggi che solo poche ore prima lo davano in svantaggio di oltre venti punti percentuali. L’unico precedente simile, per capirci, risale al 1984. Ci voleva solo un miracolo, e il miracolo è arrivato. Continue reading

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Cartographies

Hillary Clinton è femminista? Chiedete a Berta Cáceres

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Berta Cáceres (Goldman Environmental Prize)

Scrivere è difficile quando ti ribollono le vene. Rischi di andare in confusione, di confondere le idee. Di aggrapparti a dati e concetti che servono unicamente a incanalare la tua rabbia, a confermare i tuoi giudizi. E poi ti risuonano nelle orecchie i latrati dei peggiori: i difensori dell’esistente, i mai sconfitti, i servi volontari che i tiranni vogliono con sé e ne compensano i favori. Proprio in questi momenti, scrivere è necessario.

Berta Cáceres era un’attivista indigena honduregna, di etnia lenca. Una donna forte e coraggiosa, che da anni sfidava apertamente il governo golpista che nel 2009 ha preso il potere nel suo Paese. Un golpe che Hillary Clinton, allora segretario di Stato americano, rese possibile. Cáceres  non c’è più. È stata trovata morta il 2 marzo, crivellata da colpi di pistola, nella sua città natale di La Esperanza, nella regione di Intibuca. Aveva 43 anni. Continue reading

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Perché giudicare

C‘è una libera volpe che si sta aggirando nei dintorni di un libero pollaio. Ma io ho la pelle e non le penne: che diritto ho di intromettermi?

Avendo sempre bene in mente l’arroganza storica dei pene-muniti, la necessità di camminare per tre lune nei mocassini altrui prima di parlare, etc… che argomento è quello per cui, se non posseggo le tue caratteristiche sessuali ed etniche, non ho diritto a intromettermi nella tua vita e nelle tue scelte? Continue reading

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Cosa raccontano le primarie americane del Super Tuesday?

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Azalea Motor Court. Camilla, Georgia, 1950s.

 

I democratici ieri votavano in 12 Stati: Hillary Clinton ha vinto le primarie in 7 di questi Stati e Bernie Sanders nei restanti 4 (non consideriamo American Samoa che conta praticamente zero). Tre Stati (Nevada, Massachusetts e Iowa) sono stati vinti da Clinton con un margine ridotto, e due di questi sul per uno o due punti percentuali. In totale finora fanno 10 Stati per Clinton e 5 per Sanders.

Farei notare una cosa: le vittorie di Sanders non sono concentrate geograficamente, e quattro di queste sono avvenute in Stati che Clinton avrebbe vinto se si fosse votato a novembre, quando la sua popolarità era infinitamente più alta di adesso.

I neri sono ancora massicciamente schierati per Clinton (un fenomeno amaro ma non inspiegabile, che merita un’analisi assai più dettagliata), ma negli Stati del Nord, dove ci sono tassi d’istruzione e benessere sociale più elevati, il gap è meno marcato che al Sud.

Se non fosse partito come un improbabile outsider, ignorato dai media, con un po’ più di tempo e di impegno da parte dei militanti, Sanders avrebbe probabilmente potuto colmare questo gap, o fare i suoi gli Stati persi per un soffio.
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