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Bisogna comprendere il genio di Trump (anche da sinistra)

“Se Trump non avesse ereditato 200 milioni di dollari, sapete dove starebbe in questo momento?”, ha chiesto rivolto alle telecamere Marco Rubio, giovedì scorso, durante l’ultimo dibattito televisivo tra repubblicani. A vendere orologi a Manhattan, ecco dove starebbe. La battuta era buona e forte, e per un attimo Rubio ha pensato di averla azzeccata davvero; la voce per un attimo gli ha tremato. Il colpo l’aveva assestato al termine di una sequela ubriacante: ha accusato Trump di avere diverse bancarotte sul curriculum, processi gravi ancora in corso, di aver assunto lavoratori a nero; di essere, fondamentalmente, un contaballe e un parvenu.

Ma l’imprenditore dalla capigliatura impossibile, appoggiato allo scranno di fianco al suo, non si è innervosito né scomposto e, con l’aria di chi dice “Andiamo, ragazzo, tutto qui?”, si è scrollato il proiettile di dosso. Ha gonfiato la pappagorgia, irrorato il faccione paonazzo e ha proseguito lo show. Il suo. Il pubblico ha riso come di dovere, ed è finita lì.  Continue reading

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America

Che storia raccontano le primarie in Nevada

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Boulder City, Nevada, 1967.

Donald Trump ha vinto anche in Nevada e ha accumulato più delegati di tutti gli altri avversari repubblicani messi insieme. La storia ci dice che nessun pretendente alla Casa Bianca del GOP ha mai perso la nomination dopo aver vinto sia in New Hampshire che in South Carolina, cosa che per l’appunto Trump ha fatto in queste settimane. Ma siccome resto ostinatamente convinto che il pagliaccio potrebbe sgonfiarsi martedì prossimo, o venire sovrastato da una possibile discesa in campo di Mike Blomberg, consiglio di non dare ancora per scontata la sua vittoria finale. Continue reading

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Articles in Italian

Se Napoli diventasse la prima metropoli ad appoggiare il BDS?

Il sindaco di Napoli ha conferito la cittadinanza onoraria ad Apo Ocalan, e la cosa mi rallegra.
Mi rattrista, invece, pensare a quanto tempo è passato, da quel lontano gennaio del 1999, senza che l’Unione Europea abbia fatto niente per la questione curda. Il Pd di D’Alema che s’interrogava sul leader del PKK, in un a UE totalmente succube di Clinton (che ne avrebbe imposto l’estradizione) sembra pura fantascienza, paragonato ai cinici funzionari dell’expottimismo di oggi. E dire che ne avevamo do motivi per criticare D’Alema.
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America

Che storia raccontano le primarie in New Hampshire

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Mt. Jefferson Tourist Court, Randolph, N. H.

Quando annunciò di voler scendere in campo, dapprima come indipendente, poi come disturbatore in campo democratico, Bernie Sanders fu trattato dai vertici del partito come lo zio di Brooklyn, un po’ matto ma fondamentalmente innocuo. Speravano e credevano che avrebbe occupato il ruolo di agitatore radical, sdoganato certi temi che gli altri non potevano affrontare e poi, presto sconfitto, consegnato lo scettro a Clinton dopo pochi metri di corsa, aiutandola nella farsa di primarie senza storia. Continue reading

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Cartographies, Veni Vidi Vomit

Paranoid over Islamist threat, Italy lets Neo-fascism go mainstream

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A typical CasaPound poster. From Flickr.

While Italy is making anti-terrorism laws harsher, showing John Kerry the prospect of another military batch in Iraq and hashing out a much controversial cyber-security program, teenagers can still get roughed up, and almost murdered, by free-roaming bands of skinheads in broad daylight. This happens in a country where the Interior Ministry seems to underestimate Neo-fascist violence, and almost brushes off hate groups as some sort of cultural aggregators.

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Sintesi delle primarie in Iowa

Clinton Motel, Mount Ayr, Iowa, 1930s.

☑ I grandi sconfitti sono Hillary e Trump, partiti favoriti e amati dai media e dal chiacchiericcio internettiano;
☑ Tra i repubblicani vince Cruz, secondo Trump (che viene ridimensionato di parecchio, e potrebbe iniziare la sua parabola discendente), terzo (a sorpresa) Marco Rubio;
☑ Tra i democratici Clinton e Sanders pareggiano. Dunque, politicamente, vince Sanders: un anno fa il supporto di Clinton in Iowa era il 68%, contro il 7% di Sanders. L’ex segretario di Stato americano era un brand conosciuto e potentissimo, mentre il senatore socialista del Vermont, al momento di scendere in campo, era un Carneade nel Paese e nel mondo. Nel lungo termine Clinton è ancora favorita, ma ha dilapidato un vantaggio invidiabile;

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