Bisogna comprendere il genio di Trump (anche da sinistra)

“Se Trump non avesse ereditato 200 milioni di dollari, sapete dove starebbe in questo momento?”, ha chiesto rivolto alle telecamere Marco Rubio, giovedì scorso, durante l’ultimo dibattito televisivo tra repubblicani. A vendere orologi a Manhattan, ecco dove starebbe. La battuta era buona e forte, e per un attimo Rubio ha pensato di averla azzeccata davvero; la voce per un attimo gli ha tremato. Il colpo l’aveva assestato al termine di una sequela ubriacante: ha accusato Trump di avere diverse bancarotte sul curriculum, processi gravi ancora in corso, di aver assunto lavoratori a nero; di essere, fondamentalmente, un contaballe e un parvenu.

Ma l’imprenditore dalla capigliatura impossibile, appoggiato allo scranno di fianco al suo, non si è innervosito né scomposto e, con l’aria di chi dice “Andiamo, ragazzo, tutto qui?”, si è scrollato il proiettile di dosso. Ha gonfiato la pappagorgia, irrorato il faccione paonazzo e ha proseguito lo show. Il suo. Il pubblico ha riso come di dovere, ed è finita lì.  Continue reading “Bisogna comprendere il genio di Trump (anche da sinistra)”

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Che storia raccontano le primarie in Nevada

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Boulder City, Nevada, 1967.

Donald Trump ha vinto anche in Nevada e ha accumulato più delegati di tutti gli altri avversari repubblicani messi insieme. La storia ci dice che nessun pretendente alla Casa Bianca del GOP ha mai perso la nomination dopo aver vinto sia in New Hampshire che in South Carolina, cosa che per l’appunto Trump ha fatto in queste settimane. Ma siccome resto ostinatamente convinto che il pagliaccio potrebbe sgonfiarsi martedì prossimo, o venire sovrastato da una possibile discesa in campo di Mike Blomberg, consiglio di non dare ancora per scontata la sua vittoria finale. Continue reading “Che storia raccontano le primarie in Nevada”

Che storia raccontano le primarie in New Hampshire

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Mt. Jefferson Tourist Court, Randolph, N. H.

Quando annunciò di voler scendere in campo, dapprima come indipendente, poi come disturbatore in campo democratico, Bernie Sanders fu trattato dai vertici del partito come lo zio di Brooklyn, un po’ matto ma fondamentalmente innocuo. Speravano e credevano che avrebbe occupato il ruolo di agitatore radical, sdoganato certi temi che gli altri non potevano affrontare e poi, presto sconfitto, consegnato lo scettro a Clinton dopo pochi metri di corsa, aiutandola nella farsa di primarie senza storia. Continue reading “Che storia raccontano le primarie in New Hampshire”

Sintesi delle primarie in Iowa

Clinton Motel, Mount Ayr, Iowa, 1930s.
☑ I grandi sconfitti sono Hillary e Trump, partiti favoriti e amati dai media e dal chiacchiericcio internettiano;
☑ Tra i repubblicani vince Cruz, secondo Trump (che viene ridimensionato di parecchio, e potrebbe iniziare la sua parabola discendente), terzo (a sorpresa) Marco Rubio;
☑ Tra i democratici Clinton e Sanders pareggiano. Dunque, politicamente, vince Sanders: un anno fa il supporto di Clinton in Iowa era il 68%, contro il 7% di Sanders. L’ex segretario di Stato americano era un brand conosciuto e potentissimo, mentre il senatore socialista del Vermont, al momento di scendere in campo, era un Carneade nel Paese e nel mondo. Nel lungo termine Clinton è ancora favorita, ma ha dilapidato un vantaggio invidiabile;

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