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I devoti del Santo Imprenditore

Tre considerazioni veloci sul comunicato della Apple che parla dell’apertura di un centro di sviluppo per app a Napoli, accolto dalla stampa e dagli addetti alla comunicazione di governo manco fosse un nuovo Italsider.

Una considerazione giornalistica: il centro, si legge nella lunga nota, «sarà situato in un’istituzione partner a Napoli» (l’Università Federico II, ndr). Ergo – visto che l’immaginazione corre improvvida – non sorgerà nessun edificio della Apple a forma di cubo, con pareti di cristallo trasparente o in granito, stile Eur per intenderci, con giovani barbuti in camicia di flanella che entrano ed escono sorseggiando un Frappuccino. Sarà, con tutta probabilità, ospitato in un laboratorio già esistente, in periferia, difficile da raggiungere coi mezzi pubblici;

Una considerazione economica. Considerazione economica: in nessuna parte della nota si parla di “600 posti di lavoro” (finiti nei titoli di tutti i giornali). Si parla, semmai, di formazione. Ammesso che questa sia una buona notizia, non è tale da giustificare l’isteria collettiva;

Una considerazione politica: d’accordo, questa è un po’ più lunga. Accolto come lo zar di Russia nelle steppe kazake, Tim Cook, il CEO di Apple, era venuto in Italia per negoziare e chiudere le pendenze tra il suo colosso e il fisco italiano. Gli è andata bene. Cook ha sganciato 318 milioni di euro su oltre 800 milioni di tasse arretrate. I responsabili governativi non l’ammetteranno mai, ma il “centro di sviluppo”, da avviare nel Mezzogiorno impoverito da sempre in cerca di salvatori, non è altro che il prezzo da pagare per il compromesso tra governo e la Apple. (La questione si sarebbe potuta tirata per le lunghe, con dolorosi strascichi politici).

Tutto bene anche per noi sudditi, quindi? Dipende. È un po’ come la storia della beneficenza di Zuckerberg: qui c’è il Capitale che decide autonomamente cosa fare del proprio surplus, e lo utilizza per “investire sul territorio” (con tutta la vaghezza che questa espressione comporta) e tenersi buono il potere politico. Cosa ben diversa sarebbe stata, invece, se la Apple avesse pagato tutte le tasse dovute, e fosse stata una comunità partecipata a decidere cosa fare del malloppo. Non è questa, in fondo, la differenza tra la socialdemocrazia e il capitalismo compassionevole?

 

 
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