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Quello che spaventa di Carrai non sono i misteri, ma quello che già sappiamo

L’imprenditore Marco Carrai, amico di lunga data e sponsor di Matteo Renzi, che voci insistenti danno come futuro capo della “cybersicurezza” italiana, con una speciale delega all’antiterrorismo, ha parecchi buchi nel suo curriculum. Giusto chiedersi, come si chiede l’ottimo Fabio Chiusi: perché lui? Quali sono le sue competenze? Per fare cosa esattamente? Ma quello che mi terrorizza di più è ciò che già sappiamo di Carrai. E non sono voci di corridoio né complotti grillini. Elenco, in ordine di gravità crescente.


☑ è nel cda della scuola Holden di Alessandro Baricco, immancabile oratore alla Leopolda;
☑ vicino a Oscar Farinetti di Eataly, di cui ha curato lo sbarco a Firenze:
☑ è vicinissimo ai blairiani e alle lobby anti-Corbyn in Inghilterra;
è l’uomo del governo Netanyahu in Italia: ha spinto in prima persona per la nomina della giornalista Fiamma Nirenstein (che vive dal 2013 nella colonia di Gilo, dichiarata illegale dall’Onu) ad ambasciatrice di Gerusalemme a Roma;
☑ Carrai è intimo sia di Fiamma sia del suo primogenito, un trentenne classe 1982 che lavora per i servizi segreti italiani e che, insieme alla mamma, ha partecipato al matrimonio di Marco;
☑ frequenta con assiduità Michael Ledeen, l’animatore dei circoli ultra-conservatori americani, ex consigliere strettissimo di Reagan, un personaggio complicato e colto (scrisse anche un gustoso libricino su Napoli che recensii mesi fa), nonché antica presenza nei misteri italiani, dall’affare Iran-Contra alla P2; il Sismi lo pagò a peso d’oro per un falso dossier della Cia che attribuiva all’Urss l’attentato a Giovanni Paolo II; ha collaborato con il mensile (super pro-Renzi) del Sole 24 Ore, IL;
☑ lo stesso Ledeen, nel 1980, cercò di invitare un famoso personaggio, morto pochi mesi fa a 96 anni, al ballo inaugurale della prima amministrazione Reagan: indovinate di chi si tratta;

Da cui derivano due conclusioni (totalmente opinabili):

  1. Carrai è l’espressione più emblematica dell’avvicinamento, da parte del governo italiano, non solo ad una modalità di governo e di “fare rete” tipicamente americana – il che passi pure in un momento storico in cui il centro-sinistra europeo non sembra più credere a possibile alternative – ma addirittura a quell’area della destra americana (i conservatori interventisti, i falchi filo-sionisti) che avrebbe messo a disagio, 20 anni fa, i democristiani (decisamente più neutrali nei confronti del mondo arabo, in un tempo in cui il mondo arabo era ancora attraversato da dittatori laici e partiti socialisti, prima che questi ultimi venissero abbattuti da tensioni tribali, corruzione e dagli amici di Ledeen);
  2. la vicinanza tra Carrai (alias il governo Renzi) ed eredi del piano originario della loggia P2  – perché di coloro si tratta – non ha voluto dire, tuttavia, una fusione tra due idee di società potenzialmente inconciliabili. Se i repubblicani americani sono sempre più il partito dei bianchi bigotti e pieni di risentimento, una regressione totale rispetto ai tempi di Nixon e Ford, il mondo a cui appartengono Carrai, Ledeen, i blairiani inglesi, i renziani dell’area “Sole” è quello di un’area liberal in tema di diritti civili, battaglie sessuali, cultura pop (anche se qualche ritorno al bigotto, importante, esiste: ricordiamo la crociata anti-aborto del Foglio?)

Quest’ultimo punto ci dice anche un’altra cosa: che la spietatezza dei liberisti, dei positivisti, degli expottimisti e i filo-israeliani digitali non va necessariamente in conflitto con quei principi di tolleranza che sono divenuti patrimonio di tutta la sinistra occidentale. Ma ci pone una domanda: la scelta strategica di Renzi è autonoma? E’ consapevole? Se la risposta è no, quali sono le forze che lo muovono – senza ricorrere a complottismi facili e rozzi? Quale la visione di medio-lungo termine, se c’è, per l’idea di sicurezza pubblica e dissenso che abbiamo in Italia, e per il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo?

Queste sono domande alle quali, ovviamente. il governo non può rispondere se non con slogan di circostanza, ma restano un nodo centrale di qualunque strategia non solo di lotta ma anche di governo dei movimenti di sinistra in Italia.

 

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