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Dispacci Americani N° 3

Premessa: al Choyster’s Raw Bar di Brooklyn c’è l’happy our di ostriche – la più grande invenzione degli ultimi cinque anni. Ostriche ad un dollaro. E pure buone! Altrimenti c’è Cull & Piston al Chelsea Market, per i fan del freddo, viscido e delizioso mollusco. Vino bianco e Velvet Underground in sottofondo.

Provino con una kefiah addosso
Sabato pomeriggio (ora locale) un gruppo di 150 milizie armate ha occupato un edificio forestale dell’Oregon. Chiedono la liberazione di diversi allevatori condannati per aver incendiato centinaia di acri di verde protetto e ucciso innumerevoli cervi senza permesso. Il gruppo occupante ha invitato i “patrioti” di tutto il Paese a unirsi alla loro lotta. Qualcuno di loro ha anche giurato di essere pronto a morire “da uomo libero” contro la “tirannia”.
Mentre succedeva tutto questo e su Twitter partiva ‪#‎OregonUnderAttack, la televisione americana dava:
☑Anthony Bourdain sulla CNN.
☑Forensic Files su HLN.
☑Fox News con “Men build IKEA better than Women.”
☑MSNBC: “Lockup Wabash.”
☑Al-Jazeera su un possibile straripamento del Mississippi.

Quel gran figo di Obama
È l’approccio soft del Post quando commenta le immagini della Casa Bianca firmate Peter Souza, fotografo ufficiale della presidenza americana. Il Post è in buona compagnia: la propaganda della più potente istituzione della Terra è accolta con ammiccamenti e buon umore da quasi tutti i quotidiani italiani, e dalla stragrande maggioranza dei giornalisti. Del resto Obama è intelligente, il suo staff è straordinariamente bravo nel rassicurare senza mostrare i muscoli, nel rilassare senza perdere autorità. Un tono che sarebbe censurato come partigiano dal NY Times, che ci fa sapere invece che nessun presidente ha condotto tante operazioni militari all’estero come Obama, che nel 2015 c’è stato un boom di esportazioni di armi dagli Stati Uniti (più 10 miliardi), mentre Reuters ci ricorda che nessuno prima di lui ha deportato così tanti immigrati irregolari.

Quegli straccioni delle democrazie latinoamericane
Se un medico accettasse anche solo una penna in regalo da un rappresentante di farmaci perderebbe il posto, ma Bill Clinton può accettare un compenso di 500.000 dollari – cinquecentomila – per parlare ad un evento organizzato da un’azienda che fa affari con il Dipartimento di Stato mentre la moglie, Hillary, ne è a capo. Succede nel 2011: tutto legale, tecnicamente nessuna corruzione. Chissà perché non mi sorprende questa analisi del Wall Street Journal, secondo la quale i Clinton hanno appoggiato finora politiche perfettamente in linea con le aziende che gli hanno pagato i compensi da speaker.

So you can beat City Hall…
La città di New York ha perso una battaglia legale di quattro anni per licenziare un insegnante impegnato nelle proteste di Occupy Wall Street. Lo riporta il New York. David Suker è un veterano dell’esercito che fino al 2011 insegnava in un liceo per studenti “a rischio” nel Bronx. Fu arrestato cinque volte in poche settimane per resistenza a pubblico ufficiale (secondo l’accusa) e  licenziato per aver fomentato li studenti durante un incontro con la polizia newyorchese, durante il quale raccontò di essere stato pestato dalla NYPD e scambiò “high-fives and fist bumps” con i ragazzi. Ora è stato reinserito al suo posto e risarcito con 260.000 dollari in stipendi arretrati.

“Fun”. “Invigorating”. “Great way to start 2016.”
L’uomo occidentale cerca modalità sempre più disperate per sfuggire all’invisibilità, e una delle più grame è quella del Polar Bear Plunge, a Coney Island. Ne parla il Gothamist. Centinaia di ignavi si concedono un bagno nelle gelide acque oceaniche per festeggiare l’anno nuovo.  Le foto non hanno nulla di interessante e difficilmente andrete oltre la seconda. Incredibilmente è una delle tradizioni più antiche di New York e c’è chi vi trova pure qualcosa di patriottico.

L’impoverimento dei giornalisti impoverisce il giornalismo
Un articolo straordinariamente urgente di Barbara Ehrenreich (fu grandiosa reporter di strada) per il Guardian. Ormai solo i giornalisti coi soldi riescono a parlare di povertà – quelli che la vivono sono destinati alle notizie spazzatura. Sui media si trovano sempre meno storie sui poveri che lavorano, e i giornali mainstream trascurano sempre più storie d’oppressione perché stonano con le pubblicità di gioielli e case di lusso.

Prima di concludere, un motto per l’anno nuovo che arriva dritto dall’amica Lily Burana: «Always complain. Never surrender». Ce n’è pure un altro suggerito da Dylan Thomas.

Alla prossima,

Paolo

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