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Piccola riflessione sui “botti”

Ho letto nei giorni scorsi un sacco di paragoni tra Napoli e Baghdad per i botti di Capodanno. Sarà che ho un po’ di memoria storica, ma mi chiedo: allora la Napoli che sparava nei primi Novanta, all’epoca di Poggiolini, che cos’era? Dresda? Nanchino? Hiroshima?

A confronto, quelli di quest’anno sono stati davvero poca cosa, e una ragione me la sono fatta: i fuochi non sono solo arretratezza, inciviltà e degrado civile. Fa fuoco un popolo che vuole incenerire l’anno precedente con la speranza che il nuovo sia migliore, e che quei soldi spesi in fumo ne valgano la pena. Fanno fuoco gli scugnizzi dei “quartieri bassi”, è vero, e spesso ci rimettono le dita, ma anche le famiglie “medie”, dei quartieri obliqui, della piccola borghesia eduardiana, quelle del secondo piano, che nonostante gli acciacchi si sentono vive. E tutto questo, mi dispiace dirlo, in questa fase storica – dove le classi umili sono sempre più isolate e quelle di “mezzo” sono sempre più alienate e senza senso – sta venendo sempre più a mancare. Non a caso sparano molto di più a Berlino, Colonia e Monaco – anche se pochi ci fanno caso – dove ai giovani migranti del terziario sudeuropeo si uniscono le comunità di lavoratori migranti dall’Africa e dal Medioriente, che credono o sperano di aver trovato lì la loro terra promessa e la possibile “ripartenza”, come i fratelli Parondi nel film di Visconti.

Non sono mai stato un grande maneggiatore di botti, vi dico la verità, anche perché quel poco di benessere ti coccola e ti fa prendere precauzioni: ricordo il terrore di mia madre – una educatissima insegnante delle medie – quando mio zio portava in casa due bengala. Persino le rischiosissime “stelline” andavano accese rigorosamente fuori il balcone e lontani chilometri dagli occhi dei piccini. Poi c’erano i vicini del palazzo di fronte, impiegati di non so quale ufficio statale, che si concedevano addirittura un “Vesuvio” se il cielo e i risparmi non tradivano. Guardavamo noi bimbi con un po’ d’invidia la vallata delle Fontanelle che si irrorava di rosso, di blu e di verde, e ascoltavamo con meraviglia le detonazioni dei paesi costieri – un globo luminoso che s’innalza da Portici! Una scala di fiammelle che si fa largo dai Quartieri e cerca di toccare il Vomero! Embé se le alternative devono essere quelle concentrate su micro-nuclei di coppia, sulla devastazione delle droghe e i reflussi dell’alcol, allora ben vengano i fuochi, e tutte le manifestazioni irrazionali fuori dalle dinamiche di potere. Non faccio molto affinché esistano, ecco, ma sono contento che esistano.

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