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Dispacci Americani – Puntata N°2

È uscita la seconda puntata della mia newsletter settimanale sulla politica e società americana. Per iscrivervi andate qui.

(Bar Atlas – Lunch with orange juice, bagel with pesto, tomatoes and mozzarella.)

18 miglia da mammà
Molti di noi immaginano gli americani come un popolo di disamorati, di figli che se ne vanno presto di casa e poi dimenticano, o quasi, i genitori. In parte è certamente così, ma un’infografica del New York Times racconta una storia un po’ diversa: l’americano medio dista “appena” 18 miglia (all’incirca 30 chilometri) da mammà. E, sorprendentemente per me, lo Stato di New York – che accoglie un numero sterminato di sradicati – è tra quelli dove la distanza si riduce di più. Questo perché è vero che nella Grande Mela ci sono tantissimi immigrati e studenti, lavoratori provenienti da altri Stati, ma non bisogna dimenticare l’immenso territorio Upstate, quello dell’entroterra, dove spesso si nasce, si cresce e si muore nello stesso paesino (e molti sono davvero benestanti).

Not My Abuela
C’è un termine nello slang americano, Hispandering, che si riferisce al tentativo dei politici (non tutti per la verità) di attrarre il voto dei latinoamericani – una delle comunità più in crescita del Paese, e ormai maggioranza in moltissime contee – con tono compiacente e un po’ falso. È tornato di moda qualche giorno fa, dopo questo sciagurato post sul sito ufficiale di Hillary Clinton, candidata alla presidenza degli Stati Uniti. Qualche parola in spagnolo buttata qui e la, qualche tentativo maldestro di meme e l’ex Segretario di Stato – una ricca, bianca, privilegiata, bionda signora ossigenata – che tenta di spiegare ai potenziali elettori di origine latina che lei è proprio come la loro abuela – la loro nonna. Il paragone non poteva essere tra i più maldestri, e l’audience-bersaglio ha reagito male. Molto male: riempendo Twitter di hashtags come #NotMyAbuela e raccontando storie di emarginazione, deportazioni e ingiustizia provocate (anche) dalle politiche che la nonna di Chelsea (600,000 dollari per 20 minuti da inviata con la NBC) rappresenta.

Bernie vs. il DNC
Ricordate la storia di quello staffer di Bernie Sanders che aveva spiato nel database di Clinton? Ne abbiamo parlato la settimana scorsa. Ora si scopre che il giovanotto era stato raccomandato all’organizzazione di Sanders proprio dal Democratic National Committee – il comitato centrale del Partito Democratico che per 24 ore aveva deciso di punire Sanders impedendogli l’accesso al database – e dalla società di consulenza che poi ha fatto filtrare la notizia del data-poaching ai media. Makes you wonder…

Happy Fucking Christmas
South Bend, Indiana, è una cittadina famosa per essere uno dei centri universitari più prestigiosi e popolari del Paese.  È anche la città dove Purvi Patel, 33 anni, è stata condannata a 20 anni di carcere per infanticidio, nonostante lei dichiari di aver dato alla luce un neonato già morto. Patel aveva nascosto la gravidanza alla famiglia – originaria dell’Indiana, e molto conservatrice e viveva in un condizioni di quasi totale isolamento dal resto della società. L’accusa sostiene che il neonato, venuto alla luce prematuro di due mesi, fosse rimasto in vita per qualche secondo. Patel è la seconda donna ad essere accusata di infanticidio negli Stati Uniti, ma la prima a ricevere una condanna da scontare in carcere. L’Indiana è uno degli Stati più restrittivi in materia di diritti delle donne e libertà di scelta sull’aborto.

Deporter-in-Chief
Gli Stati Uniti stanno pianificando un’operazione per deportare numerose famiglie arrivate senza documenti dal Centro America nell’ultimo anno. Lo riporta NPR. Le famiglie coinvolte – molte delle quali fuggite dalla violenza delle gang e dalla povertà estrema di El Salvador, Honduras e Guatemala – sarebbero circa 100.000. Le prime deportazioni potrebbero iniziare a gennaio. E così tra attivisti e sinistra si torna a parlare di Obama non più come “il buono”, ma come il cinico calcolatore che in materia di immigrazione non è riuscito a proteggere alcune delle minoranze più oppresse. Donald Trump, nel frattempo, si pavoneggia della decisione. Comprensibilmente.

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