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Dispacci Americani, N. 1

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er quei quattro gatti che potrebbero essere interessati, sto facendo le prove per la creazione di una newsletter settimanale dedicata alla politica e la società americana. Partirò dai movimenti e dai fenomeni “dal basso” (che spesso sono i più “alti”), dalle notizie e i commenti che non trovano spazio, solitamente, sui media italiani. Lo farò facendo finta di sedermi con voi nei miei café preferiti a New York, e di essere il più semplice e divulgativo possibile. Modello d’ispirazione Howard Zinn. E dunque – ma forse è inutile specificarlo – sarò onesto, ma non sarò imparziale. Qui c’è il form per iscriversi, e quella che segue è un esempio di email che potrei inviare. Fatemi sapere che ne pensate, se sono troppo prolisso, noioso, se preferite certi argomenti anziché altri, etc. Buona lettura!

 

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Ore 11.00 – East Harlem Café. Colazione con torta di carote e Chai Latte. Musica di sottofondo: Inti Illimani – Exiliada del Sur.

Guai per Sanders? Forse no.

Sembrava segnata l’avventura elettorale di Bernie Sanders, il senatore del Vermont che corre per la Casa Bianca come indipendente nel campo dei Democratici, ed è considerato il candidato più a sinistra degli ultimi decenni.  Il Comitato Nazionale Democratico (DNC) aveva sospeso l’accesso al proprio database informatico con i dati di milioni di propri elettori allo staff di Sanders, accusandolo di aver rubato informazioni dal database privato dello staff di Hillary Clinton – la sua principale sfidante per le primarie. La colpa per questo data-poaching sarebbe di uno stagista, e non è stato provato che i vertici sapessero, ma i collaboratori di Clinton ci sono andati giù duro (nonostante Sanders, poco tempo prima, avesse “risparmiato” Hillary sullo scandalo email). A poche settimane dall’inizio ufficiale delle primarie in Iowa, sembrava già tutto finito per Sanders. Ma dopo nemmeno un giorno, il DNC ci ha però ripensato, e ha restituito al suo staff l’accesso al database.

In ogni caso i sondaggi dicono che Clinton sta prendendo il largo, e una rimonta sembra difficile. Difficile, ma non impossibile: di questi tempi, nel 2007, Clinton era al 45 percento e Obama al 27.

Parentesi: cos’è il Democratic National Committee
Il DNC è la principale organizzazione di governo del Partito Dem., è stato fondato nel 1848 e il suo compito è quello di supportare con dati e ricerche le campagne dei candidati democratici, coordinando anche la raccolta di fondi e la strategia elettorale. Dovrebbe essere un organismo superpartes, ma la velocità e la severità con cui ha sanzionato il comitato di Sanders ha destato più d’un sospetto. Nonostante il suo status di indipendente, Sanders negli ultimi due mesi aveva raccolto un sacco di soldi dai suoi sostenitori, in alcune settimane anche più di Clinton. Il presidente del DNC, Debbie Wasserman Schultz, è nota per essere una fedelissima di Hillary. A criticare la “parzialità” del DNC si sono schierati, per esempio, i giornalisti Gleen Greenwald e il rapper Killer Mike (Hillary non è mai stata simpatica alla comunità nera del Sud) e soprattutto David Axelrod, coordinatore della campagna obamiana nel 2008.

La maggior parte degli americani se ne frega della politica.
Lo riporta Simon Kuper sul Financial Times: «In un sondaggio del 2010 YouGov chiese agli elettori: “Immaginiamo che soltanto tu possa determinare, pagando uno specifico ammontare in dollari, se un democratico o un repubblicano rappresenterà il tuo distretto elettorale al Congresso. Quanto saresti disposto a spendere per assicurarti la vittoria del congressman del tuo partito?”. La risposta shock: il 55 percento disse “ZERO”. Determinare il risultato dell’elezioni, per loro, non valeva nemmeno un dollaro.»

E a questo punto commenta Phil Thomas: «Se le mie scelte sono un repubblicano e un democratico che si comporta da repubblicano, piuttosto do il mio dollaro ad una spogliarellista».

Ha scritto Lee Siegel in uno strepitoso saggio su Harper’s: «Forse il più doloroso paradosso sociale del nostro tempo è che siamo capaci di vedere attraverso le menzogne e le macchinazioni del potere come mai prima d’ora, eppure più sappiamo di questa mendacia sofisticatissima, più astratta e diffusa ci appare, e meno sembriamo capaci di agire come sappiamo».

Alla Brookings Institution si è tenuto un panel segreto contro il BDS
Haim Saban è un famoso sionista (tranquilli, la parola è da lui rivendicata e non offensiva) e importante finanziatore di Hillary Clinton, e da mesi sta organizzando una colossale raccolta fondi per contrastare la campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele che si sta diffondendo sempre più nei college. La settimana scorsa c’è stato un incontro segreto alla prestigiosa Brookings Institution di Washington, che da anni lavora come lobby pro-Israele, per discutere di possibili strategie. Lo riporta il sito americano filo-palestinese Mondoweiss. La “talpa” che ha fatto filtrare la notizia è, paradossalmente, un giornalista molto filo-Israele: Jeffrey Goldberg, della rivista Atlantic.

(La mia idea è che Goldberg sta cercando di dire ai suoi amici israeliani che vivono in una campana di vetro, e non si rendono conto delle antipatie del resto del mondo e che persino negli Stati Uniti l’opinione comune sta cambiando, e che se non cambiano loro sono fregati.)

In ogni caso Jeffrey Goldberg – che ha recentemente conquistato una certa fama nei nostri circoli neocon per le sue inchieste sugli ebrei europei (e il suggerimento che forse dovrebbero lasciare il Vecchio Continente e trasferirsi in massa in Israele) – è un essere orribile. In questo articolo del 1991, “Più gas lacrimogeno, grazie”, fa una disgustosa satira dell’occupazione israeliana. Lo storico ebreo Norman Finkelstein distrusse Goldberg con un formidabile hatchet job (stroncatura) nel 2007.

Buone notizie da Brooklyn
Il mio amico economista Doug Henwood, direttore del Left Business Observer e conduttore radio, ha rifiutato di vendere i diritti di traduzione del suo eccellente libro My Turn (un saggio durissimo contro Hillary Clinton) ad una casa editrice israeliana. Lo ha fatto con educazione e motivando la sua scelta con dignità, ma questo sito di fanatici non l’ha presa bene (tra le sezioni: “End of Days”, “Terror Watch”). Inutile dire che è un’altra vittoria per il movimento di boicottaggio BDS. Alla faccia di Adam Sandler.

Cattive notizie da Brooklyn
Ho incontrato diverse ragazze tra i 18 e i 20 anni nel quartiere di Bensonhurst, nel sud-est, e mi hanno confermato che tra i giovani e giovanissimi, specialmente tra quelli in età tardo-liceale, si fa ampio uso di Xanax (che qui chiamano Zanax), un potente ansiolitico appartenente alla famiglia delle benzodiazepine, che viene usato contro gli attacchi di panico e diversi disturbi da ansia. È talmente diffuso che ormai ci sono gli spacciatori appositi: li chiamano in gergo Zan Dealers, appunto.

Cattivissime notizie da Brooklyn
I Mast Brothers, gli ormai leggendari fratelli cioccolatai di Brooklyn, famosi per le loro tavolette vendute a caro prezzo (dai 10$ in su) alla classe creativa locale, sarebbero gli autori di una colossale impostura. Lo rivela un blogger di Dallas, poi ripreso da Quartz. Richard e Michael Mast, giovani imprenditori conosciuti in tutta New York, avrebbero mentito sulla provenienza dei loro prodotti. Altro che bean to bar – “dal chicco (di cioccolata) alla barretta”, come millantato: si tratterebbe bensì di volgarissimo cioccolato comprato nei supermercati, a basso costo e poi disciolto, rimescolato e rivenduto come prodotto premium per gli hipster. I  fratelli avrebbero fatto credere ai consumatori di sostenere i piccoli coltivatori locali contro il grande mercato globalizzato. Persino la loro famosa barba rossa sarebbe una trovata a tavolino. Inutile dire che è un major shock per la retorica dell’Artisanal Brooklyn.

Buon fine settimana, e alla prossima.

Paolo

 

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