Cartographies

Connettersi con chi merita

Ieri ho letto di una ragazza italiana a Parigi, la cui unica preoccupazione era: “E adesso come farò ad uscire, la sera?”. Sapete, nel 2015 ci sono stati meno omicidi violenti in Francia che nell’intera Manhattan nel 1997 (dati aggiornati stamattina). Quell’anno New York venne dichiarata dal New York Times “capitale del mondo”; oggi la Francia chiude le frontiere (ai poveri, ovviamente, lasciandole aperte al capitale che ha finanziato i kalashnikov wahabiti)
La verità è che da piccolo fremevo per essere parte del villaggio globale, cercavo di “sucarmi” notizie ovunque fossero e stavo male all’idea di non essere “connesso”. Ma oggi, molti anni dopo, in momenti come questo mi vien solo voglia di spegnere tutto e andarmene in montagna, per non essere costretto ad assorbire il raglio insopportabile della stupidità imperante.


E così facendo sbaglierei. Due giorni fa, oltre 200 persone hanno riempito una vecchia sala cinema in disuso, in ogni angolo di spazio, per vedere un documentario (bellissimo, di Ernesto Pagano) su dieci storie di napoletani convertiti all’Islam. Molte risate – ma risate felici, non quelle asinesche suscitate da certe macchiette su Youtube – e pure qualche lacrima.


Embè la miglior risposta in questi casi non è l’isolamento, né la partecipazione al rumore. È l’insistenza sulle idee più fresche, la frequentazione dei più persuasi e svegli tra noi, la lettura dei libri più belli, la connessione solo con chi merita.

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