America

Presidenziali 2016 – Cui prodest

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Sullo stile dei nostri Settanta, un gruppo autonomo del movimento Black Lives Matter ha preso di mira il candidato democratico Bernie Sanders nella progressista Seattle. Risultato: meeting interrotto e commentatori democratici che ci ricamano su (Sanders non ascolta la base, Sanders non avrà mai il voto afroamericano). Gli attivisti hanno fatto bene? Hanno fatto male? Sono degli scagnozzi di Hillary, che nel frattempo scatta falsissimi selfie con Kim & Kanye? Insomma, cui prodest? Il senatore del Vermont non sarà una figura rivoluzionaria (le sue posizioni su Palestina e immigrazione sono piuttosto conservatrici), ma ha una provata storia di attivismo e ha più volte definito come intollerabile il trattamento riservato alle minoranze dalla polizia.  La reazione dei coordinatori nazionali di BLM è stata, quantomeno, perplessa. (L’hashtag #BowDownBernie pare ispirato dalla canzone “Bow Down” di Beyoncé: non proprio una rappresentante del pueblo) In ogni caso Bernie ha reagito con l’unica mossa che a questo punto – per non essere tacciato d’essere un cocciuto bisonte bianco – gli restava da fare: ha assunto una portavoce nera. Lo accuseranno di tokenism: di praticare cambiamenti puramente simbolici e  di facciata. È sicuramente così. Ma fa rabbia sapere che nessuno ha ancora trovato il modo di disturbare gli incontri protettissimi di Clinton – responsabile con il marito di misure draconiane che nei Novanta riempirono il carcere di persone di colore.

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