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Il Welfare al tempo di Uber

leaf graphicNEW YORK – Alla Columbia University, una delle più ricche al mondo, molti studenti stanno patendo la fame. Schiacciati dalle rette insostenibili, dal costo della vita newyorchese e dai debiti. Così, mossa dalla compassione, una startup che era nata per donare cibo ai senzatetto permetterà agli allievi benestanti di condividere i buoni pasto con i colleghi meno fortunati. Succede in un’istituzione-colosso che nel 2014 ha ricevuto 9,2 miliardi di dollari in donazioni, registrato quattro miliardi di ricavi e un patrimonio di 16 miliardi. Continue reading

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Cui prodest /3. Il punto su Black Lives Matter, Clinton e Sanders

Ricapitoliamo. Quattro mesi fa, quando aveva annunciato ufficialmente la sua candidatura alle presidenziali americane, Hillary Clinton sembrava non avere ostacoli: troppo forte il suo nome (o per meglio dire il suo “brand”), troppo forti e semplici le parole d’ordine che i suoi sostenitori, gli hillarites, ripetono come un mantra: è giovane, ha esperienza, è il suo turno. Nessuno di questi tre punti ha ragione d’essere, ma non è questo lo spazio per parlarne. Quello che importa è che la partita sembra già vinta, e ancora oggi la prospettiva è quella di un confronto tra “parenti di”: Clinton contro Bush, alla faccia del pluralismo della democrazia. Il campo repubblicano, intanto, è occupato da fenomeni da baraccone (Scott Walker, Rick Perry) e Donald Trump si è messo in mezzo sparigliando le carte e trollando a destra e a sinistra, costringendo molti ad ammettere di aver chiesto più volte favori, in passato, a questo vile ciarlatano.

Però poi è successo che il principale avversario di Clinton, il senatore del Vermont con simpatie socialiste Bernie Sanders, si è dimostrato qualcosa in più di un diversivo. Riesce a radunare folle strepitose, e gli ultimi sondaggi lo danno clamorosamente in vantaggio in un tradizionale fortino democratico (e clintoniano) come il New Hampshire. Le speranze di una sua nomination restano fioche, ma ho sempre creduto che Bernie potesse essere il volano di buone idee, un vero disturbatore per Hillary, e l’inizio di una piattaforma di discussione che possa durare nel medio-lungo termine.

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Cui prodest 2/: on disruptions, Sanders, and #BLM reminding me of Autonomia

Black lives matter, and my blog comments really don’t; neither do everyone else’s, to be honest. But I’ll say this on the quarrel in Seattle: If it takes two young women disrupting one event to derail the Sanders campaign, his campaign wasn’t worth anything in the first place. If a (not so much) lefty presidential candidate is so weak to choke on such a harmless action, maybe it’s better for him to check his retirement plan. People who have been blabbering about Autonomia for years, idolizing it, now are now putting two young girls who dared to interrupt a senator from Vermont under scrutiny, for they didn’t play realpolitik enough.
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Presidenziali 2016 – Cui prodest

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Sullo stile dei nostri Settanta, un gruppo autonomo del movimento Black Lives Matter ha preso di mira il candidato democratico Bernie Sanders nella progressista Seattle. Risultato: meeting interrotto e commentatori democratici che ci ricamano su (Sanders non ascolta la base, Sanders non avrà mai il voto afroamericano). Gli attivisti hanno fatto bene? Hanno fatto male? Sono degli scagnozzi di Hillary, che nel frattempo scatta falsissimi selfie con Kim & Kanye? Insomma, cui prodest? Il senatore del Vermont non sarà una figura rivoluzionaria (le sue posizioni su Palestina e immigrazione sono piuttosto conservatrici), ma ha una provata storia di attivismo e ha più volte definito come intollerabile il trattamento riservato alle minoranze dalla polizia.  La reazione dei coordinatori nazionali di BLM è stata, quantomeno, perplessa. (L’hashtag #BowDownBernie pare ispirato dalla canzone “Bow Down” di Beyoncé: non proprio una rappresentante del pueblo) In ogni caso Bernie ha reagito con l’unica mossa che a questo punto – per non essere tacciato d’essere un cocciuto bisonte bianco – gli restava da fare: ha assunto una portavoce nera. Lo accuseranno di tokenism: di praticare cambiamenti puramente simbolici e  di facciata. È sicuramente così. Ma fa rabbia sapere che nessuno ha ancora trovato il modo di disturbare gli incontri protettissimi di Clinton – responsabile con il marito di misure draconiane che nei Novanta riempirono il carcere di persone di colore.

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Il vaso di Pandora

Quando le primarie repubblicane arriveranno in Iowa il Barnum Trump probabilmente si fermerà, ma questo mix tra Berlusconi e Salvini ha il merito, trollando qui e là, di scoperchiare un po’ di verità sul farlocco sistema politico americano. All’ultimo dibattito televisivo con gli altri candidati repubblicani, quelli di Fox tv (stranamente corretti e imparziali, bisogna ammettere) gli hanno chiesto come mai scendesse in campo a sparigliare le carte tra i conservatori, pur avendo finanziato decine di politici democratici, compresa Hillary, ed essendo notoriamente liberale su molte questioni (inclusa la sanità universale). Embè Trump prima ha risposto, dicendo il vero, di aver finanziato anche tutti gli altri rivali in quel momento sul palco con lui, poi ha spiegato che li finanzia perché così se li compra e quelli fanno qualsiasi cosa lui gli chiede. (E Hillary è davvero andata al suo matrimonio. Ed era in prima fila) Continue reading

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Hillary stai zitta

La Clinton non ne sta azzeccando una. La favorita assoluta del Partito democratico alle prossime elezioni presidenziali sta riuscendo nell’incredibile impresa di complicarsi una partita che stava vincendo con almeno tre gol di scarto. L’ultima gaffe è questa sul presunto video che dimostrerebbe come Parent Parenthood, una vasta organizzazione che in America si occupa di diritti abortivi e supporto alla maternità (per l’appunto, “Genitorialità pianificata”) faccia compravendita di organi estratti da feti abortiti. Una balla colossale messa su da gruppi schizoidi cristiani, come spiega Salon. Hillary dice però di aver visto il video e lo ha definito “disturbing”, inquietante.  Continue reading

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