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Una tipica risposta da sbirro

Questa è una storia vera, che fa rivoltare lo stomaco come poche. È il 2013. A Kingsbridge, una zona residenziale del Bronx non distante dalla sede di un giornale per cui ho lavorato, una 17enne sta mangiando uno snack fuori dalla sua scuola. È con delle amiche. Le si avvicina un poliziotto.


Natalie indossa un cappellino mimetico, lui ha un pantalone dello stesso motivo. “Guarda, stiamo bene insieme (we match, ndr)”, le dice, ammiccando.
Lei lo ignora e si allontana. Lui la segue.
“Dove stai andando?”, le fa.
“A casa.”
Lei gli chiede se è uno sbirro, lui le risponde: “Forse”.
“Tipica risposta da sbirro”.
Pochi minuti dopo Natalie ed un’amica vengono accostate da una camionetta della polizia. Scendono tre energumeni, tutti con pantaloni militari. Le spingono con la faccia al muro. Le perquisiscono. Le ammanettano. Ma che ho fatto di male, chiede lei mentre piange. Hai fatto sgamare un poliziotto in incognito, è l’accusa. Un agente le palpe le tette. Natalie e Marie vengono spinte la forza sul furgone. Per due ore vengono tenute all’oscuro di tutto. Il conducente le fa sballottare di qui e di là. Le due ragazzine trascorreranno 19 ore – diciannove – in commissariato, al 52esimo distretto, dietro le sbarre, senza aver commesso alcun reato. Nessuno dei poliziotti lì presenti ha un’obiezione da fare.
Ora Natalie, che ha 19 anni, è stata risarcita dalla corte federale di Manhattan con 45.000 dollari per essere stata detenuta nonostante fosse “completamente innocente”, come ha detto il giudice.
In qualunque narrativa si voglia leggere questa storia, questo è sequestro di persona aggravato con molestie. Ma il poliziotto responsabile è stato semplicemente costretto al pensionamento anticipato. Stressa da troppo lavoro? Nel 2010 aveva guadagnato oltre 82.000 dollari di stipendio, più 45.000 di straordinari.
Di storie così nel Bronx ne ho sentite a bizzeffe, e questa serva da reminder a quanti non capiscono l’odio dei locali nei confronti della polizia. E soprattutto a quanti, soprattutto tra i miei connazionali, continuano a descrivere New York come il Paese di Bengodi. Perché non riescono a vedere oltre i loro aperitivi e le loro cene di gala.

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