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Né con l’ISIS né con col popolo delle matite

Tutti si sentono Charlie Hebdo ma la cifra comune è il conformismo più bieco e la gazzarra. Quello che ci dovrebbe stare a cuore non è (solo) la libertà di dire cazzate ma di dire cose che valga la pena dire. L’autonomia di dissociarsi senza venire emarginati.

Come ha ieri scritto un caro amico, Federico Campagna, parlando del profluvio di #JeSuisCharlieHebdo, della libertà di giocare con la nostra spazzatura ce ne facciamo poco:

Suddenly, millions of fearless fighters for freedom of speech. I wonder what they all need it for, since rushed banalities are allowed under any regime. The real struggle shouldn’t be for the freedom to say whatever crosses one’s mind, but for the ability to say something worth saying: a fight we’re all losing everyday, and especially over the last couple of days. A biblical flood of verbal diarrhea flooding from all sides 12 fresh graves.Un’indecente, vergognosa gazzarra (in italiano nel testo, ndr)

Chiamatemi fascista, ma che la contemporaneità mi offra la droga per conoscere in tempo reale l’opinione di Selvaggia Lucarelli, del Grigio Collega, degli Infelici Molti sui fatti di Parigi mi inquieta non poco. Tanto più che la possibilità di essere ammazzato da una mollica di traverso in gola è più alta di una bomba in metropolitana.

CHARLIE-HEBDO

Quello ci dovrebbe preoccupare, ed opprimere, è oggi come ieri la mancanza di autonomia intellettuale ed economica che si vede in giro. L’autonomia di poter affermare – anche ora, soprattutto ora -, che le vignette di Charlie Hebdo erano brutte, inutili e sciatte senza la paura di essere schedato, di perdere un lavoro, o un’amicizia. O, più moderatamente, che questa sacralizzazione sarebbe risultata indigesta proprio ai martiri uccisi dal commando, che avevano fatto dell’insulto bambinesco la propria consapevole cifra.

O voi brava gente di bona volontà che piangete i disegnatori gallici, quanti anni è che non comprate una rivista a fumetti satirica o non?
E voi, scribi e farisei, che piangete la scomparsa del grande Pino, quanti anni è che non comprate un cd?
E voi, menscevichi e giacobini, che ci dispererete per Fidel, da quanto tempo è che non vi leggete un bel Carlo Marx?
(Daniele Sepe)

Ai fumettisti di tutto il mondo auguro di campare cent’anni e ai macellai dell’ISIS (o chi per loro) di finire i loro giorni nelle prigioni che hanno creato, ma francamente, che mi frega di comprare un giornale che disegna i cazzi sul Papa quando posso già andare in galera, ed essere bandito da qualunque ufficio, per aver bruciato una coccarda militare?

Anche il più vergognoso eccidio non ci deve obbligare ad indossare alcun vessillo, se non lo vogliamo veramente, e non ci deve obbligare a nessuna subalternità. I Persuasi Pochi lo devono ribadire con forza: né con l’ISIS, né con il popolo bue delle matite in mano e il culo al caldo sulle sedie.

Come scrisse Frederic Schiller a proposito della Rivoluzione Francese: “Un grand moment a trouvé un petit peuple”

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