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Le ultime coste della Calabria

Il bollettino con cui le autorità borboniche ratificavano la fucilazione di Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte, che aveva tentato di trasformare il Regno di Napoli in uno stato moderno. Agli abitanti di Pizzo (oggi un comune di circa 6000 abitanti nella provincia di Vibo Valentia) la “gloria” di assistere al ritorno dei vecchi despoti e di fare da sfondo alla Restaurazione.


“Napoli, 17 ottobre.

Gioacchino Murat, tradotto innanzi ad una commissione militare è stato condannato a morte, e fucilato, il 13 del corrente, al Pizzo.
Dicesi che da documenti autografi di altissima importanza, rinvenuti nel momento del suo arresto, sia irrefragabilmente provato il suo reo disegno.
Il delitto era tutto nel cuore dell’invasore e de’ suoi seguaci, venuti di Corsica.
Il cielo avea riserbato agli abitanti del Pizzo la gloria di salvare la patria nostra e l’Italia de nuove sventure rivoluzionarie; ma questa gloria dee considerarsi come il patrimonio di tutta la nazione in qualunque sito del Regno, il perturbatore della pace pubblica avrebbe incontrata ne’ sudditi di S. M. la stessa fede e lo stesso zelo che rinvenne in quelli delle ultime coste della Calabria.”

Il Castello Aragonese di Pizzo Calabro dove Gioacchino Murat fu fucilato nel 1815.

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