America, Articles in Italian

L’unico contributo che i migranti dovrebbero mostrare è una bella testa di cavallo sotto la coperta di Salvini

Grazie ai ricercatori che, dati alla mano, ci hanno ricordato il contributo degli immigrati alla nostra economia. Ma il discorso che bisogna essere “economicamente utili” per essere trattati con dignità non è granché, per lo meno per chi crede che il valore e il rispetto della vita umana non si misurino soltanto in termini di produttività.

Leggendo quell’articolo di Stella, dove si sviscerano anche i centesimi dalle tasche dei migranti per salvarli dal linciaggio, il primo pensiero che mi viene sono i versi di una canzone: “How many roads must a man walk down, before you call him a man?”

E per una volta vorrei ricordare a quei compagni in buona fede che vorrebbero i migranti come un popolo di agnellini laboriosi e passivi, e che dicono “un tempo lo eravamo anche noi, vedete, ci siamo fatti il culo e ci siamo integrati”, che queste sono fesserie buone per la narrazione dei padroni. La verità è che in America molti dei nostri nonni fondarono una cosa che si chiamava Mano Nera, ovvero una rete di estorsione e protezione che poi divenne la mafia, e non lo fecero a caso: lo fecero per difendersi in un contesto di sfruttamento spietato, di polizia che bastonava se non gli pagavi il pizzo, di razzismo sistematico nei confronti dei meridionali. Di un sindacalismo costretto ad avere a che fare con una continua repressione. E molti di quelli che sfuggirono a questa logica e si fecero socialisti e anarchici vennero poi scientificamente massacrati dalla “gente perbene”, che attivò i suoi scagnozzi, le sue prigioni, i suoi tribunali e le sue sedie elettriche.

Ma forse si potrebbe dire che è stata propria questa ventata di ribellione, apparentemente anti-produttiva e immateriale, un “contributo” che i nostri migranti hanno dato alla società americana. E che non sarebbe comparso in nessuna ricerca e in nessuna statistica contemporanea.

Forse andrebbe abbandonata questa retorica che vuole trasformare il “diverso” in “uno di noi” e l’oppresso in un “buono”, ovvero in un coglione, solo per giustificarne l’accettazione. Dobbiamo solo ringraziare le conquiste della cultura comunista e popolare che ha concesso negli anni Sessanta all’Italia un minimo di stato sociale, e poi oggi il completo controllo poliziesco e tecnologico, se gli immigrati di casa nostra non sono (ancora) abbastanza organizzati e cazzuti da andare a mettere una bella testa di cavallo sotto le coperte di Salvini. Parliamo per metafore, ovviamente. Lasciamo stare il povero cavallo.

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