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Il Missouri come Gaza? Quando la polizia Usa studiò in Israele

Mentre le strade di Ferguson, in Missouri, sono ancora militarizzate e migliaia di persone continuano a protestare per la tragica morte del diciottenne Michael Brown, dei sorprendenti messaggi di solidarietà arrivano dalla Palestina. Passano attraverso le tastiere e i pensieri di militanti e attivisti dei diritti civili, che non hanno mancato di notare le similarità inquietanti tra i due contesti.

Tweet di solidarietà dalla Palestina a Ferguson, Missouri

Quei fumo denso dei gas lacrimogeni – vietati in guerra da trattati internazionali ma non nelle città americane – ha fatto il giro del mondo, e ha spinto diversi abitanti della Cisgiordania o di Gaza a twittare consigli su come difendersi dalle armi chimiche.

“Se colpiti dal gas non toccatevi il volto né metteteci dell’acqua su”, scrive la studentessa Mariam Barghouti. “Piuttosto usate latte o Coca-cola!”. Secondo il medico e blogger Rajai abu Khalil, invece è meglio “non mantenere troppa distanza dalla polizia, [perché] se siete troppo vicini a loro non possono sparare i lacrimogeni”. E nel frattempo una schiera di professori e di gruppi pro-Palestina ha firmato un appello in sostegno dei giovani della cittadina americana.

Potrà sembrare sproporzionato a molti il parallelo tra le lacerazioni razziali del Midwest e il conflitto mediorientale, ma i punti di contatto non si limitano alla solidarietà espressa sui social media.

Nel 2011 Timothy Fitch, l’allora capo della polizia della contea di St. Louis (di cui fa parte anche Ferguson) si recò in Israele per studiare le tattiche anti-terrorismo dell’Israeli Defense Force. “Sarà una esperienza di insegnamento unica, che non offer nessun altro luogo del mondo”: furono le parole di Fitch in un comunicato stampa del suo ufficio, datato il 25 marzo di quell’anno.

La polizia Usa a scuola da Isreale

Ma il suo non fu un viaggio casuale: era bensì parte del National Counter-Terrorism Seminar (NCTS) che viene organizzato a partire dal 2004 dalla potentissima Anti-Defamation League (Adl), un gruppo di pressione americano il cui scopo dichiarato sullo statuto è “fermare, per mezzo di appelli alla ragione ed alla coscienza e, se necessario, rivolgendosi alla legge, la diffamazione nei confronti degli ebrei”. Insieme a Fitch c’erano poliziotti provenienti da un’altra mezza dozzina di città americane, tra cui New York e Los Angeles, nonché agenti della Cia e del controllo frontiere.

Ma cosa è l’Adl? L’associazione (fondata nel 1913) ha assunto spesso posizioni vicine a quelle del partito democratico su controllo delle armi, legalizzazione del matrimonio omosessuale e riforma migratoria, ma con gli anni ha usato l’accusa di anti-semitismo  polemiche per aver tacciato di antisemitismo anche personalità piuttosto moderate per la sola colpa di criticare le politiche di Israele. Allo storico inglese marxista Tony Judt fu impedito di fare una lezione negli Stati Uniti, mentre l’attivista (nonché candidato alle presidenza degli Stati Uniti) Ralph Nader è finito sulla “lista nera” dell’Adl per aver detto che gli Usa sono una “marionetta” nelle mani di Israele. Ha scritto il celebre linguista Noam Chomsky: “L’Adl ha virtualmente abbandonato il suo vecchio ruolo di organizzazione per i diritti civili, diventando uno dei principali pilastri della propaganda israeliana negli Stati Uniti”.

Un altro viaggio di “studio” in Israele si svolse nell’ottobre del 2011. All’interno della scolaresca c’erano i poliziotti di tranquille località del Massachusetts come Newton, Framigham e Belmont. Intervistato dal Boston Globe, Derrek Shulman, allora rappresentante dell’Adl per il New England, disse: “Le autorità israeliane sono particolarmente equipaggiate per discutere e condividere le strategie di anti-terrorismo con la polizia americana”. Ma Carol Rose, presidente dell’American Civil Liberties Union del Massachussets, era più scettico: “Un addestramento basato sulla situazione in Israele sembra decisamente inappropriato per poliziotti di provincia. La natura delle minacce in Israele è legata specificamente al contesto politico di quel Paese”.

Inoltre:

– Nel 2012 il dipartimento di polizia di New York ha aperto un ufficio in Israele per raccogliere informazioni sui gruppi terroristici stranieri, agendo a tutti gli effetti come corpo autonomo dal governo federale;

– Ancora più indietro nel tempo, all’inizio degli anni Novanta, la polizia del New Jersey partecipò ad uno dei primi training organizzati dall’Adl in Terra Santa. Ma allora non erano focalizzati sul pericolo terrorista, bensì sulla gestione dell’ordine pubblico. (Particolare interessante: fu proprio dal New Jersey che si svilupparono le prime teorie psicologiche sulla “tolleranza zero”, altrimenti detta Broken Windows Theory, che prevedevano un controllo costante e ossessivo del territorio da parte della polizia)

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Nel 2011 la polizia della contea St. Louis annuncia la partecipazione ad un training in Israele

La militarizzazione crescente delle strade

Non è ancora chiaro in che modo le tattiche militari dell’Israeli Defense Force abbiano influenzato un contesto distante migliaia di chilometri come il Missouri. Timothy Fitch nel frattempo è andato in pensione e non è stato coinvolto nel caso Michael Brown. È forse eccessivo immaginare che l’esercito israeliano, messo sotto accusa per la morte di migliaia di civili nei raid aerei contro Hamas, abbia ispirato in qualche modo l’atteggiamento dell forze dell’ordine di Ferguson.

Teorie complottiste? Intanto nei social media si parla anche di questo, in un clima di profondo turbamento per quella che molti percepiscono come un’eccessiva militarizzazione della polizia statunitense. Giovedì ha scritto il premio Pulitzer Glenn Greenwald: “Gli americani sono così abituati a vedere agenti di polizia camuffati in tuta mimetica e in costume stile Robocop, a bordo di veicoli corazzati e con in mano armi automatiche introdotte per la prima volta durante l’occupazione di Baghdad, che è diventata una cosa del tutto normalizzata. Ma quelli che fanno le spese di questa trasformazione sono coloro che non hanno megafoni rumorosi.”

Christina Hanhardt, che insegna American Studies alla New York University, ha pubblicato su Facebook un lungo messaggio infuocato che mette sotto accusa le collusioni tra Adl e polizia americana: “Durante la prima Intifada, l’Institute on Terrorism and Extremism [una costola dell’Adl] ha creato un video per addestrare la polizia su come affrontare i cosiddetti crimini legati all’odio. [… ] Il video mostrava adolescenti di colore che lanciano sassi contro la polizia. Dato che le immagini predominanti di lanci di sassi di questi anni sono quelle di giovani palestinesi contro le autorità israeliane – unito al fatto che l’Adl sta anche sponsorizzando l’addestramento della polizia del New Jersey […] – è chiaro che la violenza di Ferguson e quella di Gaza (e quella di New York e Los Angeles) sono da tempo legate”.

La Hanhardt ha concluso con una invocazione: “È anche una delle ragioni per cui è così importante che all’organizzazione locale si unisca la costruzione di un movimento internazionalista”.

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