America

Ci arriva anche il Ny Times: quella della Cia fu “tortura”

Con dieci anni di ritardo, ma ci sono arrivati. La redazione del New York Times ha deciso di definire i brutali interrogatori ai quali la Cia sottoponeva i sospetti di terrorismo con il loro nome: “tortura”.

Lo ha annunciato oggi proprio il direttore del quotidiano, Dean Baquet, succeduto a Jill Abrahmson dopo il suo licenziamento a sorpresa.

“Quando sono emerse le prime rivelazioni, un decennio fa, la situazione era confusa”, si giustifica Baquet nel suo editoriale. In questioni così delicate le parole hanno un valore non solo simbolico ma anche legale ben preciso, e secondo il dipartimento di Stato americano il confine con “tortura” non doveva essere superato. “Il New York Times ha descritto ciò che sapeva del programma [della Cia per gli interrogatori] ma ha evitato di usare un’etichetta ancora in discussione”, scrive Baquet. Al suo posto il giornale ha utilizzato espressioni come “metodi di interrogazione duri” o “violenti”. Del resto il comico George Carlin spiegò bene come l’adoperare l’ipocrisia di linguaggio è una caratteristica della società americana.

Ma il giornale adesso è costretto ad un ripensamento. “Il panorama è cambiato”, riflette il direttore. Dal report del Senato americano sull’attività della Cia nei mesi post 11/9 (il più completo finora al riguardo) emergono dettagli inquietanti e inequivocabili. Fu applicato il metodo di soffocamento cosiddetto waterboarding 183 volte su un singolo detenuto “e altri metodi come il rinchiudere un prigioniero in una scatola minuscola, le prolungate sottrazioni di sonno e ammanettare i corpi in posizioni strazianti” furono impiegati regolarmente . E cos’è tutto ciò, infliggere dolore fisico su di un individuo per forzarlo a parlare, si chiede il quotidiano, se non la definizione esatta e puntuale di “tortura”?
“Dati questi cambiamenti, i nostri giornalisti hanno chiesto al Times di ricalibrare il suo linguaggio. Sono d’accordo”, conclude Baquet. Se le amministrazioni Bush prima e Obama adesso hanno fatto capire di non voler mandare in prigione nessun agente in connessione a queste pratiche sistematiche, il Times non ha più dubbi: da ora in poi ne parlerà usando la parola più appropriata.
The Water Torture—Facsimile of a woodcut in J. Damhoudère's Praxis Rerum Criminalium, Antwerp, 1556.

The Water Torture—Facsimile of a woodcut in J. Damhoudère’s Praxis Rerum Criminalium, Antwerp, 1556.

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