Cartographies

Park Avenue, il canyon della diseguaglianza

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Due palazzi sono stati rasi al suolo mercoledì corso, ad Harlem, distrutti da una fuga di gas, ma la storia ci racconta qualcosa sulla società newyorchese che va aldilà del tragico episodio.

Park Avenue, la lunghissima arteria dove è avvenuto l’incidente, solca uno spaventoso tracciato dell’ineguaglianza cittadina. Più che una ferita, un canyon tra le two cities di cui parlava il sindaco Di Blasio prima di venire eletto, pensando alla Londra dickensiana: l’urbe ricca e quella miserabile, l’elegante e la stracciona, la satolla e l’affamata.

El Barrio.

Park Avenue attraversa quasi tutto il lato Est di Manhattan, collegandone la parte meridionale con quella settentrionale ed oltre, più a Nord, terminando nel cuore del Bronx.

Il disastro è avvenuto nel punto in cui il boulevard si incrocia con la 116ma strada. Siamo ad East Harlem, quartiere che un tempo tutti qui chiamavano El barrio. Cento anni fa era una zona prevalentemente italiana, dove avevano messo radice la Mano Nera e i Genovese; da qui partì la carriera di Fiorello La Guardia e del socialista Vito Marcantonio; negli anni Cinquanta e Sessanta arrivarono i portoricani, poi i dominicani e i messicani, si svilupparono la salsa e l’hip hop, ci furono pesanti scontri razziali e migliaia di abitanti furono confinati in orrendi casermoni di edilizia popolare. Oggi East Harlem è una delle aree con la più rapida gentrificazione di tutta New York, un condominio di tre piani non costa meno di 2 milioni di dollari; caffetterie e librerie dall’aria gentile e impegnata sorgono tra centri di reclutamento dell’U.S. Army e miserabili outlet.

Il luogo dell’incidente. (via Cnn.com)

Impossibile non pensare alla legge eterna che vuole ogni vittima avere un peso diverso a seconda della sua nazionalità: un newyorchese ferito vale davvero dieci somali uccisi da un missile randagio, o cento bambini iracheni affamati dall’embargo di Bush-Clinton. Ma la povertà parla ovunque lo stesso linguaggio: l’odore alacre del gas liberato, il polverone dei calcinacci, la disperazione dei familiari delle vittime, accorsi ancora trafelati dai loro posti di lavoro (il crollo e’ avvenuto alle 9.30 del mattino), sono scene già viste altrove,a Istanbul,a Mosca o a Napoli. Fanno solo meno rumore.

Quello che le telecamere non sembrano vedere e’ lontano dai morti e dalle lacrime. E’ il contesto in cui si inserisce il disastro.

Il Canyon.

Mentre all’altezza della 116ma strada tossicodipendenti eroinomani e prostitute si affacciavano per cercare i loro conoscenti tra le macerie, circa 4 km più a Sud, all’altezza tra Park Avenue e la 72esima,si trovava il palazzo con la più alta concentrazione di miliardari di tutto l’universo.

Ma facciamo un passo indietro. Gli Stati Uniti, non e’ un mistero, hanno un terribile problema di ineguaglianza. Ed è una piaga particolarmente radicata a New York, come confermano ogni anno le ricerche dell’U.S. Census Bureau. Se Manhattan fosse un paese, ci è dato sapere, il divario di reddito tra il venti per cento più ricco e quello più povero sarebbe al livello di Paesi come la Sierra Leone, la Namibia e il Lesotho.

E le differenze si notano in modo atroce tra quartiere e quartiere, e spesso anche a distanza di pochi isolati, lungo la stessa strada.

Scomponiamo Park Avenue in senso longitudinale e vedremo un percorso che muta antropologicamente e strutturalmente, quasi a voler dare una dimensione fisica all’apartheid economico imposto dalla città di New York ai suoi abitanti.

Park Avenue inizia nella movimentata Union sq. dove i santoni pregano, molti giovanotti comprano l’erba e sciami di turisti fanno shopping:

Park Avenue in corrispondenza di Union Square.

Park Avenue in corrispondenza di Union Square.

Già dopo poche centinaia di metri ogni segno di vitalità è smorzato: la strada si fa subito austera e non vi sono che residenze private che sembrano alberghi, uffici grigissimi, Starbucks e filiali di banche ad ogni angolo:

Park Avenue & 23rd St.

Park Avenue & 23rd St.

All’altezza della 33esima strada, fino alla 40esima, Park Avenue prosegue sottoterra lasciando spazio ad una selva di grattacieli di acciaio e cristallo, che ospitano da decenni alcune tra le più importanti corporation: JP Morgan, Chase, UBS, Citigroup, Colgate-Palmolive, MetLife, etc.

Park Avenue in corrispondenza di Grand Central Station.

Park Avenue in corrispondenza di Grand Central Station.

La sezione che va all’incirca da Grand Central Station fino alla 97esima strada è quella che meglio rappresenta a mio avviso l’identità di Park Avenue, e la sua natura disumanizzante. Edificata quasi tutta negli anni venti, questa fetta di strada presenta alcuni degli indirizzi più costosi al mondo. Tra questi c’è il famigerato numero 740, un vero e proprio nido per i padroni dell’universo, già passato in scrutinio da un libro e da un documentario, che ne hanno raccontato la fondazione, il microcosmo e i suoi inquilini. Tra questi un tempo c’erano John D. Rockfeller e Jackie Kennedy; oggi vi troviamo, tra gli altri, Stephen Schwarzman, co-fondatore del gruppo d’investimento Blackstone e David H. Koch, imprenditore ultra-liberista nonché uomo più ricco di New York.

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Park Avenue & 72nd st.

Interni dell’appartamento #12/13CD al numero 740 di Park Avenue, valutato $60,000,000. (via Streeteasy.com)

Pianta dell’appartamento. 30 stanze, 8 camere da letto, 10 bagni. (via Streeteasy.com)

Oltre la 97esima, lungo Park Avenue le case si fanno più basse, più piccole, più povere, la densità abitativa aumenta; la strada lascia intravedere qualche sprazzo di verde ma serve per lo più come arteria di scorrimento veicolare; i colori si fanno più vivaci, si possono

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Park Avenue & 103rd St.

Nei pressi di questo incrocio è avvenuta l’esplosione. Qui siamo nello Spanish Harlem, o ‘El Barrio’. E’ sparito l’imponente marciapiede spartitraffico che si poteva notare fino ad una ventina di isolati piu’ a Sud, e con esso le fioriere di begonie. C’è qualche albero qui e là:

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Park Avenue & 116th St.

Proseguiamo per un’altra dozzina di isolati, ai confini settentrionali di Harlem e dunque di Manhattan. Qui non ci sono quasi più nemmeno gli alberi. La zona rimane una delle più arretrate in termini di reddito, benessere sociale, qualità della vita e occupazione. Le case sono basse e spesso trasandate. Nonostante l’area sia migliorata molto negli ultimi vent’anni, rimane una differenza abissale con la Park Avenue che abbiamo visto appena un paio di immagini prima:

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Park Avenue & 128th St.

Superiamo finalmente il Park Avenue Bridge e arriviamo nel Bronx. Per una manciata di chilometri, prima di smorzarsi in Fordham Avenue, dell’imponente ed elegantissimo boulevard che si vedeva a Manhattan non resta che un miserrimo vicoletto:

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Park Avenue nel Bronx.

Mappare il reddito cittadino.

Nella mappa sottostante vengono rappresentati i livelli di reddito annuale per famiglia in tutta l’area di Manhattan e dintorni. Ho sovrapposto alla mappa una linea viola che rappresenta Park Avenue, e che attraversa quasi interamente Manhattan a Est di Central Park. Come una scansione a raggi infrarossi, si può vedere come la parte centrale dell’isola sia il cuore pulsante dell’accumulazione capitalista (colori blu e verde), mentre più si sale verso Nord, verso East Harlem, più la ricchezza diminuisce (colori arancione e rosso).

Il tracciato di Park Avenue e i livelli di reddito. (immagine modificata via http://www.wnyc.org/)

Il tracciato di Park Avenue e i livelli di reddito. (immagine modificata via http://www.wnyc.org/)

Un paio d’anni fa il New Yorker tracciò, con un’infografica interattiva, i redditi medi delle famiglie seguendo le stazioni della metropolitana.

Questo è il percorso della linea 6, che collega Downtown Manhattan con il Bronx, seguendo quasi parallelamente Park Avenue – una linea talvolta lenta, spesso affollata e inevitabilmente sudicia, eppure a suo modo efficiente nel trasportare migliaia di lavoratori dalle loro topaie negli anonimi uffici della City. Una linea che nell’infografica viene trasformata in un cardiogramma geo-economico del tessuto sociale:

La linea 6 della metro e il reddito medio per ogni fermata (via The New Yorker)

Come si può vedere, la linea presenta dei livelli di reddito molto alti nella sezione di Manhattan (sulla sinistra), con una punta di oltre $150,000 in corrispondenza con la fermata di 77st. (nell’Upper East Side), per poi crollare nella fermata successiva (86st), fino a toccare il fondo subito dopo la fermata di 116 st. (reddito medio $28,000) – la più vicina all’esplosione.

In poche parole, a distanza di appena cinque fermate di metro (tempo medio di percorrenza: 10 minuti), la ricchezza media delle famiglie diminuisce di circa cinque volte: una per stazione.  Nel Bronx i livelli di reddito sono stabilmente al di sotto dei $50,000 l’anno.

NewyorKorea?

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Park Avenue & 92nd St.

Ma quello che forse più colpisce di Park Avenue è la sua totale disumanità strutturale, specie nella sezione più ricca, tra la 44esima e la 86esima strada.

Le gigantesche residenze private che si affacciano sull’arteria dovrebbero rappresentare il trionfo del capitalismo, ma nel loro austero grigiore, nella totale mancanza di spazi comunitari o pubblici tra un edificio e l’altro, o persino di negozi, sembrano ricordare i boulevard di Pyongyang, Mosca o Bucarest.

Sono colossi di acciaio e cemento che si fissano l’un l’altro, senza comunicare lo stato di caotica tensione dei quartieri poveri né l’ansia psicotica dei grattacieli della Downtown. Park Avenue è una arteria nata morta, per contenere i padroni della città e lasciare che i poveri li scrutino, di sfuggita, senza potersi soffermare troppo.

Paradossalmente, se le malattie e la miseria del capitalismo colpiscono più duramente altrove, nell’anarchia delle strade non ancora messe sull’attenti, laddove il capitalismo celebra sé stesso si percepiscono un’aria e una depressione da socialismo reale.

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